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Il dono della sintesi


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Artista/Gruppo:Un quarto morto
Titolo: Il dono della sintesi
Etichetta: AA.VV
Sito: http://www.myspace.com/unquartomorto
Codice: diy conspiracy
Recensore:Loris Gualdi
Recensito il: 16/10/2010
Copyright: Loris Gualdi per Music on Tnt

Dopo qualche settimana ci ritroviamo nuovamente di fronte a Un quarto morto, interessante band hc, che, con Il dono della sintesi First fast three years, ha deciso di regalare ai fan un splendida raccolta di 24 tracce, compendio assoluto di tutto quel materiale uscito su vinile in questo recente passato. Infatti in quest’album, tanto reale quanto violento, si possono trovare tutte le registrazioni che il quartetto ha realizzato tra il 2006 e il 2009.


Il disco, racchiuso sotto la protezione discografica di un’imponente sinergia, trasmette, come di consueto, un‘anima molto attenta e spietata, tra una batteria grezza e portentosa, una chitarra distorta ed basso canicolare ed essenziale.

First fast three years è uno di quei dischi DA COMPRARE(!!), non solo per coloro che essendo amanti di punk, hc o grind sanno a cosa vanno incontro, ma anche e soprattutto per coloro che sono ancora alla ricerca compulsiva di qualcosa che possa risvegliare gli intorpiditi arti.

Il disco attraverso sampler e violent sound, ci porta nell’ipervelocità de Il disfattista, in cui il gran lavoro di Capro sprona all’anti-immobilismmo , come ben accade in Riscattare le macerie e L’epoca della prostituzione, in cui la band vuole COL-PI-RE non solo con l’uso di sonorità senza compromessi, ma anche attraverso un sapiente e collaudato uso del songwriting.

Molti brani come La mia Prossemica e Alluminio satinato, appaiono sporchi e dilatati verso estremismi elastici, reali punti di incontro tra chi mastica punk e grindcore. Sonorità martellanti per una vocalità estrema, talvolta ridimensionata da rallentamenti (L’arte del desistere )o sampler che vanno dalla (a) politica di Nefanere ai miti nostrani di Cleroina, che sputa un punk rock perfetto, come accade nella Nerorgasmo cover di Distruttore.

Insomma il solito ottimo disco targato Un quarto di Morto, band che per ovvie ragioni rimane territorialialmente locato ai margini di quell’undergronund così ricco di gemme genuine ed alternative.


Intervista


Come di consueto partiamo dall’origine del vostro nome… Cosa nasconde il concetto di “Un quarto morto”?

Ciao Loris! Un quarto morto è un nome che prende origine da una vecchia (e splendida!) canzone di una band inglese chiamata Rudimentary Peni. Nel 1983 scrissero questo pezzo intitolato “1/4 Dead”, e il testo della canzone recita ossessivamente questi versi: “Three quarters of the world are starving, the rest are dead. Overdosed on insensitivity, all varnished to crosses”. Queste parole ci hanno sempre colpito parecchio e, essendo molto vicine al pensiero che è alla base del nostro progetto, abbiamo deciso di utilizzare il titolo di questa canzone come nome per la band. Scrivendo testi in italiano, ci siamo giusto presi la licenza di tradurre anche il titolo, tutto qua.

Perché sul profilo Myspace appare la scritta Fanum Sfortunae ?... I TARM cantavano ironicamente: “Prova a star comìn me un altro anno a Pordenone”… C’è qualche legame?

Veniamo da una cittadina di provincia chiamata Fano (nelle Marche), una città di origini romane, anticamente fondata come Fanum Fortunae (Tempio della Fortuna). Ai tempi era abitudine che i pescatori, prima di salpare da questo porto, si fermassero a raccomandare la loro sorte alla dea Fortuna, la cui statua era il simbolo della nostra città. Ora, a distanza di un paio di millenni, non ci pare che questa città di fortuna ne abbia conservata parecchia, assomiglia più a un triste surrogato di riviera romagnola (e, di conseguenza, di tutti i suoi trend) in grado di trasmettere una notevole dose di disagio in una buona fascia della popolazione giovanile. Una città perfetta dove far crescere i propri figli o trascorrere la propria vecchiaia, ma incapace di offrire prospettive a chi si trova oggi a poter spendere gli anni più spensierati e caldi della propria esistenza. L’idea di sfortuna è in questo caso fortemente correlata al concetto di provincia, con tutto quello che ne deriva. Legami con i TARM non penso ce ne possano essere, visto che non mi è mai capitato di ascoltare nemmeno una loro canzone…

Iniziamo a parlare de “Il dono della sintesi”, testi ficcanti ed ermetici. Come nasce questa scelta?

Il dono della sintesi, come il titolo vorrebbe lasciare a intendere, non è altro che una raccolta su CD di tutto quello che abbiamo fatto uscire in formato vinilico tra il 2006 e l’inizio del 2009. Mezz’ora di musica contenente 24 tracce, comprensive di un inedito ed una canzone live. Per quanto riguarda i testi, l’ermetismo è spesso derivante dalla velocità e dalla brevità delle canzoni stesse, in ogni caso è possibile trasmettere un chiaro messaggio anche in poche righe o utilizzando concetti compressi, quindi non perdiamo di certo l’occasione di farlo. L’importante è cercare di non cadere nella trappola degli slogan, che a mio avviso rappresentano la sterilizzazione dei contenuti.

Quali sono le fonti di ispirazione compositiva?

A livello musicale le fonti sono le più svariate (corrispondenti quindi ai nostri ascolti piuttosto eterogenei), dall’HC vecchia scuola al punk rock, dal grind al metal (in molteplici forme: thrash, death, black, ma assolutamente niente power o epic, inaffrontabili per noi!), dal noise al powerviolence… A livello lirico, la prima fonte d’ispirazione è sicuramente l’osservazione diretta della realtà che ci circonda, filtrata attraverso un metodo di scrittura pesantemente influenzato dal cantautorato, genere di cui sono un grande appassionato (e io stesso mi occupo della stesura dei testi, per cui sono consapevole di quanto questo background mi influenzi in fase di scrittura).

A vostro avviso pensate che il vostro disco, oltre agli amanti dell’HC, possa piacere ugualmente a chi esce da anarcopunk americana indistintamente da chi si è nutrito di Scum negli anni 80?

Siamo cresciuti con ascolti differenti e molto trasversali, ed è impossibile non farlo trapelare in fase di scrittura. Di conseguenza, la nostra musica può piacere ad appassionati di differenti generi (che alla fine, però, sono figli di una stessa madre): questo non può che farci piacere. Avendo noi stessi ascolti molto diversi tra loro, il non rivolgerci ad una fascia di ascoltatori precisa ci sembra un fenomeno piuttosto naturale: è anche vero che abbiamo sempre scritto per soddisfare noi stessi, senza porci mai alcun problema riguardante “la fascia di utenza” della nostra musica…

Lost Cause records, C.O.P.S.A. records, Shove records, Colonist records, Overall records,
Good Times records, Unnamed records, Shame & Scandal records…. Necessità? Scelta?


Alla fine il nostro CD discografia è stato coprodotto dalle 8 etichette che hai appena citato, quattro di queste sono italiane, le altre provengono un po’ dal resto del mondo. Si tratta dell’ennesima uscita che realizziamo con l’aiuto di una cospirazione Do It Yourself, e questo non può che riempirci di soddisfazione! Amiamo lavorare in questa maniera, con diverse etichette provenienti da svariati luoghi che ci aiutano nella produzione e nella distribuzione capillare del lavoro: dietro ogni etichetta si nascondo persone a noi molto vicine, sia dal punto di vista dell’approccio umano che del gusto musicale. E’ bello vedere che ci sono diverse realtà interessate ad aiutarci, ci riempie di gratitudine: per quanto ci riguarda, non sono i mezzi a disposizione di un’etichetta ad attrarci, quanto piuttosto l’attitudine e lo spirito che si nascondono dietro il progetto.

Come nasce la decisione di regalare il full download de “Il dono della sintesi”? E perché?
Passiamo all’ultima vostra fatica “Split 2010”… Personalmente non ho mai amato questa tipologia di prodotto… Convincetemi del contrario!


Per il momento abbiamo sempre messo in free download tutto quello che abbiamo pubblicato: ci fa piacere farlo e non pensiamo che possa nuocerci, alla fine un disco che costa pochi soldi lo acquisti anche dopo averlo scaricato, se sei rimasto soddisfatto dall’ascolto e dal contenuto… Sbaglio?
Il formato split è una soluzione a cui sempre più spesso ci stiamo adattando per mettere in rilievo e concretizzare rapporti umanamente significativi che si creano con band provenienti da realtà a noi distanti, non saprei fornirti una ragione per odiarlo né una per amarlo, semplicemente a volte risulta istintivo racchiudere certe esperienze comuni in un lavoro del genere… Certo, gli split abbinati a casaccio o pianificati da terzi non hanno mai entusiasmato neanche me, ma se di base c’è un forte coinvolgimento da parte dei musicisti stessi, non può che esserci un doppio impegno per realizzazione di un bel lavoro.

Michele di In Limine, che si è occupato del packaging, a mio avviso ha colto nel segno: colori e grafica si sposano con un cartonato d’effetto… Quanto conta ancora oggi l’immagine del disco?


Non so quanto possa contare oggi l’originalità estetica di un disco, quello che mi affascina è piuttosto la possibilità di poter sperimentare e definire la personalità di una band non solo tramite la sua proposta musicale, ma anche tramite la sua proposta grafica e “tattile”… Non sono solo le canzoni a comunicare, ma lo fa il disco in sé: nella realizzazione concreta di un disco esistono tante di quelle possibilità e variabili tali da offrire una gamma infinita di opportunità di comunicazione, non vedo perché sia indispensabile accomodarsi sistematicamente su standard industriali predefiniti… Anche noi siamo più che contenti del packaging che Michele ci ha proposto, ha avuto davvero un’ottima pensata!

Come è nata la fratellanza con gli Entact?

Ci siamo conosciuti durante il festival HC di Lecce del 2007, noi avevamo appena iniziato a suonare (quello era il nostro terzo o quarto concerto!) e appena ci siamo incontrati ci siamo subito piaciuti reciprocamente, a livello sia umano che musicale. Abbiamo continuato a rimanere sempre in contatto nonostante le notevoli distanze geografiche che intercorrono tra noi e ci siamo sempre dati reciproco sostegno, fino all’andare per ben due volte in tour in Europa assieme nel 2009. Tornando dal secondo tour, quando eravamo ancora in viaggio in furgone, è spontaneamente nata l’idea di suggellare tutto questo vissuto in comune in uno split: qualche mese dopo il disco era pronto (non senza parecchia fatica, però!).

Con chi vorrebbero incidere gli Un quarto morto?

Intendi a livello di produttore con cui lavorare??? Oh, in questo caso la risposta è semplice: Michele Conti, ovvero la persona che ha sempre registrato tutto quello che abbiamo fatto finora, mio carissimo amico sin dai tempi in cui eravamo ragazzini nonché persona squisita in cui tutti noi abbiamo sempre riposto (meritatamente!) tutta la nostra fiducia. Lui è realmente il quinto membro di questo gruppo, senza il suo aiuto nulla di tutto quello che abbiamo fatto uscire finora sarebbe come effettivamente è. Per noi l’aiuto di Michi in studio è sostanzialmente indispensabile: lui sa perfettamente quello che vogliamo ottenere da una registrazione, e riesce sempre a trovare le soluzioni più vicine ad assecondare i nostri desideri. Inoltre è un amico, per cui lavorare con lui significa semplicemente trascorrere una bella e piacevole giornata con una persona cara. Niente stress da studio, questo è davvero il massimo.

Cosa possono offrire dal vivo gli Un quarto morto?

A volte dei bei concerti, altre volte dei concertacci, come tutte le band, del resto… Spesso ti trovi carichissimo prima di salire sul palco, e non vedi l’ora di suonare e scatenare il delirio, mentre altre volte si è un po’ più giù di corda, tutto dipende da una vasta gamma di condizioni (stanchezza, situazioni tecniche, orari, clima generale delle serate)… Cerchiamo sempre di metterci il meglio di noi, tentiamo sempre di metterci il cuore in quella mezz’ora in cui ci troviamo su un palco, a volte le persone sono estremamente coinvolte nel nostro set e diventano un elemento indispensabile del concerto, altre volte no, è un’alchimia sempre incerta, noi ci mettiamo del nostro meglio per utilizzare gli ingredienti giusti… Il mio consiglio è sempre quello di andare ai concerti e farsi ognuno una propria idea di una band live, la valutazione personale e diretta è di gran lunga la più affidabile!

Australian tour? Raccontateci…

Oh, la storia è davvero molto semplice: quando abbiamo fatto uscire il CD discografia, tra le varie etichette che ci hanno proposto di darci una mano c’era anche un’ottima etichetta australiana, Good Times Records… A quanto pare hanno avuto degli ottimi feedback durante la distribuzione del nostro lavoro, così ci hanno detto se eravamo interessati all’idea di fare un tour in Australia… Ovviamente l’idea ci è subito parsa eccitantissima, ma anche difficilmente realizzabile: è un discorso piuttosto impegnativo sia dal punto di vista economico che pratico (coordinare ferie lavorative e gli impegni di quattro differenti persone), ma ragionandoci bene siamo riusciti a trovare una soluzione a tutto, e così a metà dicembre ce ne andremo dall’altra parte del mondo per una quindicina di date, passando dal nostro rigido inverno al clima torrido dell’estate australe. Natale in spiaggia, mica male. Per l’occasione le sei canzoni del nostro split con gli Entact saranno anche ristampate in formato 7” (una limited edition di 150 copie) apposta in occasione del tour, magari riusciremo a riportarcene qualcuna in Italia ad anno nuovo… Vedremo come andrà! In ogni caso, per chi fosse curioso, le nostre date aggiornate le trovate qua: www.myspace.com/unquartomorto.
Intanto Loris ti ringraziamo per questa chiacchierata, ci ha fatto piacere, e buon lavoro con Music on TNT! A presto…


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