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Bonarda bastarda-Acciaio Biancoblu


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Artista/Gruppo:Longobardeath
Titolo: Bonarda bastarda-Acciaio Biancoblu
Etichetta: Anger Music
Sito: www.longobardeath.it
Codice: agr 012-agr013
Recensore:Loris Gualdi
Recensito il: 16/05/2010
Copyright: Loris Gualdi per Music on Tnt

Longobardeath


‘visa i to gent…DIALETT MILANES…violent!!!


Forse è solo grazie a quella miniera d’oro chiamata Myspace che il mio ego da “talentscout”, ogni tanto, viene soddisfatto da piccole e talvolta tardive scoperte. Infatti, ormai da anni, amo navigare senza bussola attraverso la nota comunità virtuale, passando senza soluzione di continuità da Blasphemer a Nilla Zilli.

Proprio durante il mio sragionato peregrinale, mi sono imbattuto nel (talvolta geniale) mondo dei Longobardeath, band che Jacques De La Palice avrebbe definito nordista. “El Grup”, il cui monicker completo è Ul Mik Longobardeath Band, è attivo sulle scene settentrionali dal 1993, e nonostante una lunga pausa sabbatica i longobardi con il loro miscuglio hc-punk-metal, ancora oggi conquistano l’interesse di molti fan.

La band…o meglio come si legge su Wikipedia,“un grüp de vün deperlü (one man band)”, nel tempo ha trovato e mantenuto mordente, superando le difficoltà dei numerosi cambi di line up, conservando però un integrità compositiva di buono spirito, interposta tra il classicismo retrò e la grezzezza teutonica del primo thrash metal anni 90.


Bonarda Bastarda





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Il primo album che andiamo a recensire risale a circa 2 anni addietro e porta il nome di “Bonarda Bastarda”, concettualità alquanto esplicita, nobilitata però dal gonfalone amico della cover art, che in parte destabilizza e disorienta; infatti, sia per schiettezza, sia per geniale rozzezza, ci si sarebbe potuti attendere uno sviluppo grafico più vicino ai back dei primi Tankard, che non ad una costruzione grafica come quella proposta.

Il disco oltre a rappresentare una felice realtà undergorund si avvalora di una serie infinita di collaborazioni gustose, tanto è vero che all’interno del booklet appare una chiara ed esplicativa scritta: “ in chel disc chi han sona’ e canta’ insema a mi e ai alter balabiott de la band ” :

Nanni Svampa
Pino Scotto ( Vanadium / Fire trails )
Andy “Bull” Panigada ( bulldozer )
Alessandro Bissa
Gezol ( Sabbat (jap) / Metalucifer )
Alberto “la bestia assatanata” Bergonzoni ( Gli Atroci )
Oscar “l’orrendo maniscalco” ( Gli Atroci )
Ul Lorenz Txt ( Wetdog / Hyades / Dirty bastards )
Ul Max ( Hatework )
Umbe ( Total death / Vexed )
Silvano “Drunkroller” & Umbo “Dust” ( Dust in eyes )
La Kella & Lo Zio Bardo ( Dirty bastards )
Ul Lorenz Buca ( Wetdog / Hatework / Dirty bastards )
Claudio “ Porca mutanda” ( Vexed / Low-fi lovers )
Ul Braz ( Libero pensatore alcolico )


A leggere il corposo elenco di nome, che mi sembrava doveroso riportare integralmente, si può percepire la forma magnetica e catalizzatrice di Ul Mik ed il suo simpaticamente folle progetto in dialetto milanese.

Nonostante le apparenze il suono proposto dalle “pentole, vanghe e badili” porta con sé una sonorità piacevole e trainate imparentata con il metal stoner rock tanto amato da Lemmy Kilmister, tanto è vero che le citazioni ai mitologici Motorhead vanno ben oltre all’ass de picch che troneggia nell’official web site.

Il disco si apre riprendendo l’idea squalloresca della voce fuori campo dell’uomo della strada, che si appresta ad assistere ad uno show dei Longobardeath; spettacolo che ha inizio con la seconda traccia “Bonarada Bastarda”, una sorta di grezzo metal, mescolato ad un statunitense old school hardcore. La voce di Ul mik si presenta sin da subito, con la sua peculiarità espressiva considerabile tra le voci più originali del panorama underground, assimilabile per certi versi alla roca vocalità di Paolo Gerson. Le ritmiche disadorne dell’opera richiamano il sound dei primi D.R.I, tra semplici e coinvolgenti riff dettati dal pentul di Ul Giurgin, che ottimizza un’ossatura priva di inutili virtuosismi per brani street come “Te me fee gira i ball”, in cui persiste la verve protodemenzialmetal.

Brani meno riusciti come “Natascia internescional” non intaccano un album divertente e sentito; infatti sin da subito si ritorna sui giusti binari come “Mariuccia”, il cui intro omaggia i Sex Pistols di “God save the queen”, per poi mutarsi in una insudiciato rock and roll , che molto deve al mondo di Lemmy. Ascoltando il disco nel suo insieme ci si rende conto di come la band e il suo frontman si ritrovino perfettamente a proprio agio attorno a brani tirati e sbraitati, in cui i giochi grebani di vanga e badil si armonizzano alla strutturata vocalità trainante.

Il viaggio nel nord musicale non disdegna però gite fuori porta come accade con “Vita straca”, in cui il Dialett Milanes si mescola a quello partenopeo per una versione di “Oi vita mia” che nella sua seconda parte diventa un ironico canto di insoddisfazione della vita meretricia, tra punk rock vecchio stile e r’n’r.

Se è vero che “I vahha put hanga” e “Pasta, faso' & barbera” raccolgono scarsi favori per una costruzione eccessivamente semplicistica, il full lenght ritorna a divertire appieno con lo stornello di “El Pastun”, la cui struttura sonora che ricalca l “Olidin olidin olidena” della tradizione genovese, raccontando problematiche cartacee legate alle deiezioni bergamasche.

Degne di nota infine sono “Ul giuvan rochenroll” ed “Ambroeus”. La prima rappresenta semplicemente un omaggio sentito alla musicalità del diavolo, attraverso alcune citazioni estrapolate ad esempio da “Jhonny b. good” e “Born to raise hell”. La seconda traccia invece ci porta verso l’inevitabile chiusura dell’opera attraverso un doppio sampler d’omaggio al grande caratterista Guido Dogui Nicheli, che funge da classica ciliegina per un disco che nonostante il dialetto possiede la capacità di superare ogni confine idiomatico.







Tracklist



1. I Babilones ciocch
2. Bonarda bastarda
3. Te me fee gira' i ball (ysmr)
4. Natascia internescional
5. Barbapedana 3000
6. Mariuccia
7. Vita straca
8. F. b. l. o.
9. I vahha put hanga
10. Pasta, faso' & barbera
11. Ul pastun
12. Ul giuvan rochenroll
13. Ambroeus !!!
14. El ridicul matrimoni
15. L' e' fini' !!





Acciaio Biancoblu




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Il nostro viaggio nelle sonorità dei Longobardeth non finisce qui…infatti grazie alla collaborazione con la band, abbiamo l’opportunità di approfondire la conoscenza con il mattoide quintetto, attraverso le note di “Acciaio Biancoblu”, omaggio alla gloriosa maglia a strisce orizzontali della Pro Patria. Infatti è proprio da Busto Arsizio che parte l’amore calcistico dell’ensamble nordico, attraverso un inusuale utilizzo della lingua italiana, per un brano che non appare certo tra i migliori della discografia di Ul Mik. Infatti pur conoscendo molto approfonditamente il mondo ultras da circa 30 anni, posso affermare che forse l’inno proposto ai Biancoblu possiede i limiti tipici delle carme ultras della maggior parte d’Italia, ma in questo caso l’aspetto sonico-lessicale poco conta, in quanto (e qui solo chi è ultrà potrà capire) conta solo il cuore e il sentimento che travalica ogni razionale beltà.

Tra i brani dell’EP ritroviamo anche una versione alternativa dell’Heavy’n’roll di “F.B.L.O” e la genialità di “Polenta Violenta”, inno culinario contro l’invasione dell’etnicismo fagocitante: “ Cul cousscuss, ta vegn adoss ul puss, involtin primavera te tiret minga sira…”. Nel brano, che per certi versi ci riporta alla follia di Inascoltable degli Skiantos, non viene neppure risparmiata la Nouvelle Cousine né gli “Hamburger American”.

Ma non c’è molto tempo per soffermarci…il ritmo serrato ci porta prima sulle note classicheggianti de “La balilla”, versione rock’n’punk della tradizione già cantata tra gli altri da Gaber e i mitici Gufi, e poi al passato rinverdito con “El gir del mond”, traccia estratta dalla canzone popolare milanese, che oltre a divertire, ha il merito di tener vivo il dialetto ormai sempre più raro e aridificato.


Insomma vi sarete resi conto che i Longobardeath hanno ad oggi il merito di mantenere le tradizioni linguistiche, avvicinando i giovani al vernacolo e gli anziani al rock…e ascoltando i dischi di Ul Mik e soci direi che l’intento iniziale può dirsi vincitore di una sfida tutt’altro che facile.



Tracklist


1. Acciaio biancoblu
2. F. b. l. o. (versiun diferenta)
3. Polenta violenta
4. La balilla
5. El gir del mond
6. Acciaio biancoblu ( strum. )


Tour

09 Lug 2010 # Borgofranco (To) - Ita # Favre Sugar Show-Via Torino 29 (Con Brain Dead, Kernel E Alter )

12 Giu 2010 # Golasecca (Va) - Ita # C/O Campo Sportivo Viale Europa

22 Mag 2010 # Vigevano (Pv) - Ita # Nuovo Jack Bikers






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