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Martha Wainwright


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Artista/Gruppo:Martha Wainwright
Titolo: Martha Wainwright
Etichetta: http://www.disrecords.com/
Codice: DiS0011
Recensore:Maurizio Di Marino
Recensito il: 01/01/1970
Copyright: Maurizio Di Marino per Music on Tnt

Martha Wainwright è sorella di Rufus, figlia di Loudon e di Kate (McGarrigle) e nipote di Anna McGarrigle: famiglia musicale, eh? Certo essere figli di John Lennon è più difficile – come si fa a fare meglio di papà? Ma realizzare questo disco di esordio deve aver procurato comunque parecchi sudori freddi alla ventottenne Martha che ha spesso confessato di essere stata mandata in crisi dal successo di Rufus, ma al tempo stesso ha ammesso di dovere al fratello la propria abilità vocale perché è stato Rufus a spingerla a lavorare sulla voce con risultati – parole sue – che altrimenti non avrebbe mai ottenuto. Come dire? Va bene la famiglia di musici, va bene il talento “genetico” ma senza esercizio nessuno va da nessuna parte.

Che musica fa Martha Wainwright? Scordatevi Rufus e i suoi showtunes, i testi di Martha sono autobiografici e affilati come quelli di papà Loudon, la voce ha certo imparato molto da mamma Kate, ma lo stile sembra piuttosto debitore verso altre cantautrici femminili: Kate Bush prima di tutte, senza dimenticare Polly Jean Harvey. Sono tredici le canzoni che danno vita al primo album di Martha, dodici sono autografe mentre a chiudere l’album c’è “Whiter must I wander” di Vaughan Williams - su testo di Robert Louis Stevenson. Solo due brani – “Bloody mother fucking asshole” e “When the day is short” - comparivano già nell’EP uscito qualche mese fa. Gli arrangiamenti sono essenziali – è evidente che queste sono canzoni nate accompagnadosi con la chitarra – e spicca l’abilità di canto di Martha, capace di esaltare con toni ora evocativi, ora sofferti, ora prepotenti i sentimenti racchiusi nei testi. Testi introspettivi che narrano di malessere nel rapporto con gli uomini, ora agognati ora stramaledetti, o entrambe le cose come in “Bloody mother fucking asshole” che inizia così: “Poetry has no place for a heart that’s a whore/and I’m young & I’m strong/but I feel old & tired/overfired” la voce è calda, usa con sapienza le pause e cadenza le parole in maniera da arricchirne il senso al di là del semplice significato: sofferenza certo, ma diluita da tanta ironia.

Il CD si apre con “Far away” che è senza dubbio uno dei momenti alti dell’album ed è anche un ottimo brano d’apertura perché racchiude tutti i temi vocali, testuali e musicali poi sviluppati nel disco. “This life”in cui Martha canta “This life is boring / this life right right now is snoring / but that’s alright it’s okay / it’s still worth living” è una delle prove che la giovane Wainwright ha imparato molto da Loudon Wainwright III. Spicca poi “Who was I kidding?” che narra in maniera originale, grazie ad un gran testo ed a una maiuscola prova vocale, quanto sia duro ricominciare dopo la fine di un amore, l’essenzialita dell’arrangiamento – Martha alla chitarra acustica e il mitico Garth Hudson (The Band) alle tastiere e al sax alto – ci regala un gioiello. E ancora “Ball and chain” scioglie ogni dubbio sul talento di Martha Wainwright.

Non tutto l’album è su questi livelli, stiamo pur sempre ascoltando un album d’esordio, ma si tratta comunque di un gran disco, che lascia presagire cose eccezionali per i dischi a venire e certo si tratta di un serio candidato al titolo di disco d’esordio dell’anno.

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