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Rossiglione Genova


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Artista/Gruppo:Metal Valley Open Air
Titolo: Rossiglione (Genova)
Etichetta: www.nadirock.net
Sito: www.nadirock.net
Recensore:Loris Gualdi
Recensito il: 01/08/2009
Copyright: Loris Gualdi per Music on Tnt

Metal Valley open air
Rossiglione (Genova) 11 luglio 2009



Ancora mi sembra un piccolo miracolo…ma è davvero avvenuto.




Premessa

Qualche giorno prima del Metal Valley open air, la memoria mi ha riportato alla mente quando, ancora adolescente, vivevo un terzo della mia vita annuale nella ridente e piovosa località genovese chiamata Masone, situata a pochi chilometri da Rossiglione. Gli offuscati ricordi mi riportano ai primi anni ottanta, quando mi dilettavo con il pallone, le nuotate al fiume, la bicicletta e la prima musica metal. Dai Maiden passai in poco tempo a Metallica e Sodom, ricercando sempre un nuovo viatico verso un inasprimento musicale, che ben presto mi ha portato a Napalm Death, Carnivore, Destruction ed Entombed.

Ripensando a quando armato di walkman, partivo con la mia mountain bike per percorrere la strada statale che separa Masone da Campoligure e Campoligure da Rossiglione, ancora adesso mi sembra un felice miracolo aver potuto assistere nella valle che ha fatto serena la mia infanzia, al concerto di mostri sacri del metal internazionale.

Non nascondo che questa volta l’attesa per il live è stata caratterizzata da una strana e inusuale emozione, dovuta ad una mescolanza di sentimenti affettivi e musicali che hanno reso la vigilia alquanto emotiva.


Organizzazione e Location

Di tutto ciò dobbiamo ringraziare Mr.Trevor, voce dei Sadist e deus ex machina della Nadir Rock, da qualche tempo interessante agenzia di promozione e come si legge da sito ufficio stampa per band, labels, festival promoters, live clubs.
Una felice realtà nostrana in grado di fornire a buoni livelli Booking, Distribuzione, Marketing, Merchandising e Promotion.

Il fatto che Trevor sia nativo proprio di Rossiglione, ha di certo semplificato le cose, per una buona riuscita di un evento che nasce sotto la dicitura “First edition”, grazie anche alla collaborazione di comune e pro loco della piccola cittadina, che ha scelto come location l’area Expò alle spalle della vecchia stazione ferroviaria.

Il paese, svegliato di buon ora dai primi arrivi, è stato capace, senza troppi preconcetti, di accogliere ragazzi provenienti da ogni regione italiana. C’è chi ha intrapreso un lungo viaggio addirittura dalla Puglia e c’è chi più comodamente è giunto da Milano, Torino, Bologna, Firenze…insomma un richiamo ragguardevole, per il popolo metal, ingolosito dal live di Entombed e Rotting Christ.





Il live

A metà pomeriggio i cancelli si aprono sulle prime ombre della giornata. A salire sul palco sono i Kadavar (web site), tanto giovani quanto interessati. Il suono proposto dai milanesi è imperniato attorno al fulcro thrash/death di buon impatto sonoro, forte delle gorgogliante voce di Lorenzo che, tra le insolite aperture proto-sinfoniche, definisce il sentiero attraverso riff semplici e trainanti, I promettenti ragazzi sono appena usciti sul mercato per la Punishment 18 records (web site), con il loro debut album, che presto speriamo di poter recensire. Una band che non può non riportare a certe sonorità vocal-compositive dei Carcass, come inevitabile sembra essere un parallelismo nobile con le band della Tampa Bay. Il pubblico, ancora rado del tardo pomeriggio, sembra apprezzare l’inizio del festival, come pare divertirsi durante i tempi morti, assiepandosi nelle curiose bancarelle. Guardandosi attorno, oltre al classico merchandising, gli accorsi hanno potuto godere di omaggi della Punishment18records, di babilon Magazine, di Grindzone e Metal Hammer, il cui banchetto ha voluto porre in dono riviste arretrate. Non sono mancati chioschi di cd e t-shirt e neppure l’ormai conosciuto (web site), store d’abbigliamento dark-metal-gothic, tanto curioso quanto degno di attenzione.


Mentre il vento inizia a soffiare lento dalle colline, ecco salire sul palco i Badbones, a mio avviso un poco fuori luogo rispetto al festival. Senza dubbio, il trio fondante tecnicamente appare preparato, anche se talvolta Lele alle pelli da l’impressione di poter dare qualcosa in più alla causa. Il sound, troppo buonista rispetto al contorno, si assesta tra un hard rock anni novanta ed heavy metal tra backvoice e riff ben cadenzati, anche se non sembra conquistare i cuori dei presenti.

La serata scorre via fluida con i Ritual of rebirth , che dal loro sito (web site), offrono ai fan la possibilità di scaricare il full lenght “Ethical disillusion”, debut album che viene presentato in un live d’impatto sonoro piuttosto buono, nonostante classici clichè hm riesumati dal frontman, capace comunque di smuovere un pubblico ancora distratto da birre e panini. Un live lanciato attraverso attacchi bluesdoom, tra “Memorie” e “Sindromi cinesi,” che iniziano finalmente a scaldare un composto sottopalco. Tra le partiture non mancano aperture vocali e riff spaziosi, alternati a trasparente cupezza nereggiante, fortificata attorno a una metrica perfetta e ad una cura globale delle composizioni. Gli accenni di prog non fanno altro che esaltare tecnicismi già a buon livello, anche se esiste ancora una parte del Rituale che ha necessità di maturare…ma siamo solo all’incipit.

La band si accomiata con l’inevitabile ringraziamento a Trevor, ripreso di li a poco dai Coram Lethe , band senese di sicuro avvenire.
Vedendo salire sul palco il quintetto, ho subito pensato di essere diventato ancor più miope di quel che sono…”Ma è una ragazza quella che canta?” mi sono domandato…ebbene si! Una voce strepitosa, vera arma in più per una band già corazzata da un ottimo bassista, che trascina la sezione ritmica per tutto il concerto. La mia sorpresa è stata comune a molti, forse non tutti si aspettavano uno show tirato e sorprendente come quello offerto da Erica Puddu, attraverso tracce estratte da “The gates of oblivion” e soprattutto il recente “…a splendid chaos” (web site),

Ma le sorprese della serata non finisco certo qui…

Sono le 19.00 circa quando a salire sul palco sono i Dark Lunacy di nero vestiti. La band (web site),parmense, attiva da più di un decennio, approda con pieno merito al Metal Valley, introducendo una sentita nota di innovazione, mescolando sapientemente Drammatic death metal a screziature sinfoniche, donando così un delizioso sapore gotico. Le tematiche e le sonorità riprendono aspetti culturali ben assortiti, dalle vicende di Leningrado, sino ad arrivare a concettualistiche esistenziali legate a sonorità inquiete e silenti. Tecnicamente l’ensamble si distingue grazie ad Enomys e Marianna Alfieri, che ha come unico neo quello di non vivere la musica con cuore, ma solo con la testa e le veloci dita.
Con il calare del mercurio la performance maiuscola del gruppo riesce a scaldare gli animi, tanto da non temere nessun confronto con i mostri sacri del metal nostrano, come ad esempio i Necrodeath che salgono in scena attorno alle 20.30. Flegias mostra qualche ruga, ma anche la verve di sempre, illuminata da giochi di luci luciferine. Il viaggio tocca la storia del gruppo alternata ed impreziosita dalle ultime composizioni che sembrano rimandare alla rabbia di “Fragments of Insanity”, tra ritmiche ossessive e nevrotiche, che accomunano l’amore trasversale degli afficionados; infatti è tanto bello quanto sorprendente vedere ad un live di questo genere ragazzi tra la pubescenza e l’adolescenza e corpulenti soggetti dai capelli bianchi come me. Pur notando, rispetto alla prima era, accomodate influenze black nei rivisitati arrangiamenti i Necrodeath dimostrano da sempre una presenza sul palco alquanto solida ed efficace.

Alle 21 circa inizia il gran finale…tanto è vero che allo stand gastronomico appare un cartello che recita “ Quando suonano gli Entombed non si serviranno panini!”, inevitabilmente la gente si accalca per fornire le stanche membra di energia necessaria ad affrontare gli ellenici Rotting Christ.

Devo dire la verità…non ho mai amato questa band, in quanto ho sempre considerato al voce di Sakis l’elemento infiacchito dell’alchimia musicale proposta dalla band ateniese. Devo con la medesima onestà ricredermi, alla luce di un concerto granitico e coinvolgente. Finalmente i presenti iniziano ad animarsi tra pogo, bodysurf e moshing. I riff di “Non Serviam” e “Nemesis” coinvolgono anche i profani. Qualcuno accenna ad un air guitar, mentre altri sono travolti dall’entusiasmo percepito anche dagli organizzatori, pienamente soddisfatti da questa prima magnifica edizione del festival, che si chiude con uno tra i migliori prodotti degli anni novanta: gli Entombed. I sepolti appaiono sul palco quando ormai la temperatura della valle inizia a infreddolire i molti tatuaggi messi in mostra, tanto è vero che il buon Petrov si presenta in scena con una felpa dei Massacre. Il sound promosso da Hellid e Dahlstedt è superlativo. Goran, che si porta dietro una buona dose di primavere, si presenta in piena forma alcolica, alternando “scatarrate” molto metal a spruzzi di birra al cielo. L’ex ragazzo nordico ispira simpatia, dialoga con il pubblico, barcolla ma non sbaglia una nota…un live che lascia il sciamante pubblico con il sorriso, perché sa di aver assistito ad un evento…che tutti noi speriamo possa essere davvero la prima di una lunga serie di edizioni…magari con i Sadist sul palcoscenico.


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