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Genova-Comago


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Artista/Gruppo:Misfits
Titolo: Genova-Comago
Etichetta: Mr Wolf
Sito: http://www.villaserrabreakout.com
Recensore:Loris Gualdi
Recensito il: 28/06/2009
Copyright: Loris Gualdi per Music on Tnt

Breakout Festival

sito




Prima che iniziasse la stagione estiva 2009, relativa ai live in Genova, il mio timore era quello di dover affrontare il solito pentolone fatto di soliti luoghi e solite facce, invece proprio qualche settimana addietro, passeggiando per la città, ho notato i curiosi ed esteticamente accattivanti manifesti del neo-nato Breakout festival.
Dietro l’affisso, ho ben presto scoperto nascondersi la Mr Wolf entertainament, nata nella superba nel 2004, che, come si legge dal sito , “grazie all’azione mirata dei due soci fondatori, Omar Bertolla e Andrea Granata, non rimane circoscritta ad un territorio regionale, ma collabora attivamente a progetti anche su scala nazionale”.

L’esperienza dell’agenzia si intravede immediatamente osservando la brochure; infatti il festival ha offerto e offrirà una serie golosa di live come quello dei Tre Allegri Ragazzi Morti, Meganoidi, Ministri, Planet Funk, Esmen, Skiantos, Paola Turci, Giuliano Palma & The Bluebeaters, Caparezza, Negrita, Bandabardò, Modena City Ramblers, ma soprattutto i concerti dei promettenti Fratelli Calafuria, già recensiti da Music on tnt (articolo ) e l’unica data italiana dei Misfits.


Location


Una menzione particolare merita la location, scelta dall’organizzazione per lo svolgimento del festival. Infatti, Villa Serra di Comago, a pochi chilometri dal centro storico genovese, ha in sé uno splendore rinnovato, che pochi parchi in Italia possiedono e, a ragion veduta, può candidarsi ad una valida alternativa al Festival di Villa Arconti nell’interland milanese. Il parco, ristrutturato da qualche lustro, offre, tra laghi e cigni, spazi inusuali per la Genova stretta e accartocciata tra mare e colline, riuscendo ad ospitare un palcoscenico di decorosa ampiezza, accostato attorno a bancarelle d’ogni genere e protetto da una semisfera grigia, funzionale al contenimento dei decibel e ad un impatto armonioso tra gli alberi del parco.



Senza d’dubbio l’organizzazione ha avuto il merito di pensare ed ottenere una location notevole, sia per confort sia per estetismo…e se vogliamo poi aggiungere l’assenza delle micidiali zanzare lombarde…qui possiamo trovare un fertile futuro organizzativo.



Il live



Sono le 21.30 quando impegno il sentiero del lago, in effetti mi rendo conto di essere, come di consueto in ritardo, ma un intervista nell’interland bolognese mi ha regalato il girone infernale del traffico felsineo. Mi rendo immediatamente conto di essermi scialacquato la performance dei Zorn, che speriamo presto di poter recensire ed intervistare.

Non ho molto tempo per acclimatarmi, che subito gli eterni Extrema danno inizio alle danze, forti del loro ultimo lavoro “Pund fof Pound”, buon album di old thrash school.

Tra verdi e rosse luci, la band entra in scena. trascinata dall’esperto Perotti che, scaldando le corde vocali, cerca di aizzare un pubblico troppo poco partecipe e eccessivamente composto.

Sin dalle prime battute ci si rende conto che il live porta con sé i classici clichè anni novanta, tra accenni di moshing e braccia alzate armate le corna HM. Sembra di rivivere un salto nel passato mescolato a spazi thrash metal e doom dell’ultima ondata. La voce di GL, che a tratti ricorda molto quella di Phil Anselmo di “Vulgar display of power”, riesce ad ottenere un buon groove, grazie anche alla sezione ritmica Bigi – Crimi, che definisce la strada percossa dai semplici e precisi riff di Tommy Massara. Un live d’impatto che sembra non lasciare convinti i fan della band, ma che ha lasciato persuaso me, che non mi sono mai considerato un aficionado del combo milanese. L’arma vincente degli Extrema, a mio avviso, è stata proprio la gestione on stage di uno show tanto semplice quanto efficace, senza troppi fronzoli e senza manie di esagerazione che alcune band old styl pretendono di avere.


Alle 22.30 il pathos cresce esponenziale, i punti ristoro si svuotano e i convenuti si accalcano sotto il palcoscenico. Dando uno sguardo attorno, mi rendo conto che i presenti non sono tanti quanto potevo aspettarmi. Una domanda martellante mi colpisce, ma sinceramente rimane irrisolta e oscura…”Ma perché, mi chiedo, se i Misfits organizzano un’unica data a Milano o Torino i genovesi si muovono verso nord, e se succede come oggi i “Furesti” a Genova sono così pochi?.. .

Sarebbe interessante approfondire questo aspetto sociologico, ma la storica punk rock band sta per salire sul palco anticipati da Crimson Ghost in bella mostra affisso dietro alla batteria. La musica di Phenomena scandisce il prologo a quello che avrebbe potuto essere un evento. Il condizionale è d’obbligo in questo caso; infatti il live in Genoa dei Misfits non credo possa essere né ricordato né tanto meno raccontato.
Infatti, la band del New Jersey, per la prima volta sotto la lanterna ha dato vita ad un concerto che potrebbe, senza mezzi termini, definirsi IMBARAZZANTE.


Che amarezza! Le alte aspettative sono state spazzate vie tra sguardi sbigottiti dei presenti, mani sugli occhi e turbamento.

È alquanto difficile descrivere un NON show come quello visto la sera del 18 giugno, forse a definirlo al meglio sono due affermazioni che alcuni ragazzi a fianco a me si sono posti:

“Saian imbrieghi” (tradotto dal genovese “saranno ubriachi!”)

“Avian prenotou a l’ostaia…che fretta!” ( tradotto dal genovese “Avranno prenotato al ristorante…che fretta!)


Ciniche e precise frasi di uno spettacolo indecoroso, sviluppato tra una quarantina di tracce (non) cantate, tra attacchi sbagliati, l’iniziale e grottesco one-two-three e ritmi velocizzati tanto da rendere irriconoscibili le track. Certo non si pretendeva un dialogo con il pubblico con annessa presentazione dei singoli brani, ma almeno un arrangiamento decoroso dei brani… ma temo che Only e soci non abbiano la minima intuizione relativa al concetto di arrangiamento musicale. Neppure “Last Caress” riesce ad addolcire una pillola amara e surreale, figlia di uno show in cui persino il body paint di Cadena sembra una grossolana presa in giro (anche se in questo caso il turpiloquio avrebbe potuto rendere meglio). Insomma un live senza nessun senso, basato solo sul Devilrock che nulla ha a che fare con il passato…


A mio avviso la band dovrebbe scusarsi sia con i fan, sia con l’organizzazione che reputo non essere molto soddisfatta dello spettacolo offerto…ma forse mi sbaglio e forse ho parlato più con il cuore che con la testa.

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