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Alone again or


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Artista/Gruppo:Hobotalk
Titolo: Alone again or
Etichetta: Glitterhouse
Sito: www.hobotalk.com
Codice: grcd 689
Recensore:Loris Gualdi
Recensito il: 10/12/2008
Copyright: Loris Gualdi per Music on Tnt

Qualche settimana addietro ho avuto l’opportunità di ascoltare in anteprima il nuovo lavoro degli Hobotalk, in uscita dopo tre anni dall’ultima release “A chair by the window”. Quest’ultimo “Alone again or” rappresenta il settimo sigillo della band scozzese, che sembra voler continuare, con una sorta di fil rouge, la dissertazione lirica iniziata molti anni fa con “Picture of romance”.

Ad oggi la band ha comunque dimostrato una crescente e fisiologica maturità compositiva, che ottiene come rendita questo nuovo full lenght dalle diversificate atmosfere sonore, una sorta di collage d’autore in cui si riescono a materializzare le molte e diversificate anime artistiche. Il disco, ben curato nella sua veste grafica, è suddiviso in due lati, come a voler richiamare gli antichi sapori del vinile.

Il lato A, denominato “The electric night”, porta con se percezioni alla Counting Crows e sentori di Jim Morrison, come accade in “White rabbits in the snow” in cui l’hammond si mescola con valori psichedelic-rock. Il brano, forse il meglio riuscito del side a, porta con se audacie lisergiche in sonorità ed aspetti retrò, richiamati direttamente dallo sviluppo della corver art.

Il lato B, che porta il nome di “The acoustic morn”, rappresenta il lato illuminato della luna. Sette brevi track in formato acustico, tra dolci e ipnotiche ballad come “All we know” e lenti e cadenzati indie rock blues come “If i make the mornin”.. Non mancano né venature di pop indie come in “Round and round”, che piacerà molto ai fan di Belle and Sebastian, né sonorità inusuali come in “Bring down the moon”, in cui un banjo strappato apre la finestra ad uno dei brani più convincenti di “Alone again or”. La partitura, pur non offrendo particolari cambi di direzione, è deliziata da una voce femminile, tanto delicata quanto retrò.

Insomma quest’ultima fatica di Marc Pilley e soci porta con se una sorta di diversità ormai omologata verso il mainstream, come viene a palesarsi in “Naked in the afternoon”, in cui il suono ammiccante delle chitarre sembrano seguire il movimento nu-acoustic, attraverso accordi semplici ed aperti, che risultano un sorta di benevolo deja-vu.


1.Mother Creation Cries
2.Love Is Hard To Do
3.Rise
4.Hobo Chang Ha
5.White Rabbits In The Snow
6. All We Know
7.Naked In The Afternoon
8.Under The Spell Of Love
9.Bring Down The Moon
10.Round And Round
11.If I Make The Mornin
12.Until The End

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