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“Getting dressed for ...”+“Dice not included


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Artista/Gruppo:Wallace records
Titolo: “Getting dressed for ...”+“Dice not included
Etichetta: Wallace records
Sito: www.wallacerecords.com
Recensore:Loris Gualdi
Recensito il: 12/01/2008
Copyright: Loris Gualdi per Music on Tnt

La Wallace Record, l’indipendent label for underground music, torna sulla nostra rivista con due nuovi prodotti, che, per certi versi, appaiono di più facile consumo rispetto alle ultime proposte.

Il primo disco che prendiamo in considerazione è:

“Dice not included” dei SATANTANGO.

Una piccola sorpresa che, leggendo il press release allegato al cd promo, mi aveva inizialmente destabilizzato. La mia convinzione era quella di trovarmi di fronte ad una band di eclettic-noise ed invece, per mio gusto, ecco uscire dall’hi-fi un sound molto più vicino al punk77, con i suoi semplici riff e la sua deflagrante velocità violenta. Il sestetto di Lodi propone al mondo musicale il terzo full lenght, ricreato attorno ad un genuino passato londinese che sembra ricordare l’immediatezza di Siouxsie e la vocalità innovativa di Rotten. Naturalmente sarebbe riduttivo circoscrivere al Punk questo disco, in esso troviamo infatti venature di blues mescolato a rumorismo e alternative pop.

L’album riesce a dar sin dalle prime battute un buon groove attraverso la tagliente “Nightmare (the beggining at the end)”, capace di amalgamare in maniera semplicemente impeccabile un intro e un outro dark-wave con il sound Chelsea, che chiarifica immediatamente la vera caratura dei Satantango. La trasvolata prosegue su accenti esplosivi di “Like a match”, che si alterna a temi country psichedelici della ridondante “Gold fish/silver lake” e ai suoni frastornanti di “ Agitated”, la miglior performance del disco. Massimo Audia e Luca Fusari riescono a far cantare le proprie chitarre in un concerto di celerità musicale, che si accompagna ad una sezione ritmica di primigenia volitività.

Il lato b del disco, pur perdendo l’impatto iniziale, regala comunque buoni episodi come “Brainstorming”, una vera e propria tempesta di idee musicali, che si perdono sul finire con deludenti brani come l’addirittura poppeggiante “Silver lake/copper moon”e la conclusiva “Red tears”, che si abbandona ad un territorio forse più adatto a Courtney Love che alla eccellente voce di Anna Poiani.

Il nostro excursus tra le pagine della Wallace si chiude con il disco “Getting dressed for a death metal party” degli AGHATA.

Una band tutta al femminile, ma che di certo non ha in se i classici stereotipi che vogliono le dame come posate, gentili e delicate. Il power trio riesce con un solo trittico di strumenti a sfoderare un’intensità degna delle migliori metal band anni 80, quando la tendenza era proprio quella del basso-batteria-chitarra. Il lavoro, dal curioso titolo, riesce attraverso a testi interessati a ricreare un flusso di coscienza continuo, che non molla la presa per la tutta la sua durata. Il disco altro non è che un Extended Play, fortemente voluto, visto lo stuolo di label che hanno collaborato per la pubblicazione di “Getting dressed for a death metal party”.

Il lato positivo del disco è senza dubbio la qualità compositiva e la vivace ripresa punk, che finalmente si discosta dall’ormai nobile e abusato alternative e dal noise che troppe poche volte riesce a costruire quadri degni di essere osservati. Con le Aghata, come nel caso dei Satantango, abbiamo il gusto del guardarci indietro rinvigorendo il nostro passato.

Esiste però in “Getting dressed for a death metal party” un doppio lato negativo. Il primo di certo superabile con la risolutezza che sembra comunque avere la band. A mio avviso il breve disco finisce infatti per arroccarsi troppo su se stesso come accade in “Agata theory on high heel”, che ne rappresenta il fulcro. Il brano conclusivo tende a percorrere la via retta senza regalare reali cambi di ritmo, senza i quali le quattro track rischiano di rimanere zavorrate alla medesima maniera. L’Ep vince di certo la sfida, perché brani come “16 things i live” e “Three night stand” conquistano senza dibattito, ma sembra mancare quella voglia di osare che forse arriverà solo con la maturità che ancora manca.

Il secondo inspiegabile lato negativo del disco è la durata: perché un EP? Nell’ascoltarlo è nata spontanea la sensazione tronca di vuoto, proprio come quando registrando un film alla tv ci si accorge che il dvd recorder si è spento poco prima dell’inizio del secondo tempo.

E ora?

Non ci resta che aspettare…ne varrà la pena!

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