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Robert Schumann - Sinfonie num. 3 e 4. Cd cover.

Artista/Gruppo:Schumann Robert
Titolo: Sinfonie n.3 op.97 e n.4 op.120
Rubrica: Il palpito dell'universo
Etichetta: EMI
Sito: www.emiclassics.com
Recensore:Maurizio Germani
Recensito il: 20/03/2005
Copyright: Maurizio Germani per Music on Tnt

Robert Schumann (1810–1856), uno dei grandi compositori romantici della generazione nata intorno al 1810 (gli altri furono Chopin, Liszt, e Mendelssohn), scrisse quattro sinfonie di cui è importante avere presente la successione cronologica.


La prima sinfonia porta il numero d’opus 38, è detta “Primavera” e fu scritta nel 1841, la seconda (op.61) è del 1845–46, la terza (op.97) fu scritta nel dicembre 1850 ed eseguita per la prima volta il 6 febbraio dell’anno seguente, mentre la quarta venne composta per seconda, nel 1841, ed eseguita la prima volta nello stesso anno, sarebbe pertanto una seconda sinfonia, ma l’orchestrazione fu rimaneggiata nel 1851 e l’esecuzione della versione definitiva, quella che ascoltiamo oggi, risale al 1853, diventa pertanto l’ultima delle sinfonie con numero d’opus 120.



La terza sinfonia, detta “Renana” fu scritta in un periodo di grande serenità d’animo negli anni in cui l’artista visse a Dusseldorf, sulle rive del Reno. Si tratta di una composizione organizzata su cinque movimenti, in luogo dei tradizionali quattro, che ci riporta ai miti della vecchia Germania, alle leggende legate al grande fiume e alla vita popolare. È caratterizzata da un primo movimento dal ritmo sincopato che ricorda temi di vita operosa e gioiosa, da un secondo movimento, in cui è esposto un tema quasi di “ländler”, una danza popolare, di grande freschezza un po’ naif che richiama alla mente il placido scorrere delle acque del fiume, il tema è subito esposto dalle viole e dai violoncelli ed è poi ripreso più volte durante tutto il movimento. Il terzo (Andante) ed il quarto movimento (Maestoso) ci riportano alla solennità delle grandi cattedrali che ornano le città poste sulle rive del Reno (il quarto movimento in particolare pare contenga un richiamo alla cattedrale di Colonia) mentre l’ultimo movimento (Finale–vivace) ci riporta all’atmosfera di lieta vivacità del primo inscenando quasi una festa danzante sulle rive del fiume durante la quale tornano gli echi dei precedenti temi che emergono dalla memoria come lampi nell’euforia della festa.



La quarta sinfonia, per il fatto che fu in realtà la seconda ad essere scritta, ci fa riflettere sul fatto che Schumann a trentun anni aveva già tratteggiato il proprio capolavoro sinfonico. Si tratta di una sinfonia organizzata su quattro movimenti che s’inseriscono l’uno nell’altro senza interruzione ed i cui temi attraversano l’intera composizione riproponendosi in diverse configurazioni e facendo quasi saltare gli schemi della sinfonia classica, anticipando in questo le innovazioni dei compositori tardo romantici.


Molte sono le grandi interpretazioni delle sinfonie di Schumann disponibili in cd, io confesso una personale preferenza per un grandissimo direttore: Sergiu Celibidache. Questo artista nato in Romania nel 1912, fu direttore stabile dei Berliner dal 1946 al 1952, dell’orchestra della radio di Stoccolma dal 1962 al 1971 ed infine dal 1979 dell’orchestra Filarmonica di Monaco di Baviera, e ci ha lasciati nel 1996 a 84 anni.


Tanto per chiarire subito le posizioni dirò che Celibidache o lo si odia o lo si ama, difficilmente s’incontrano posizioni intermedie. Io sono fra i molti che lo amano.



In vita Celibidache fu un avversario deciso delle incisioni discografiche e dello star system in generale. Di suo esistevano solo le testimonianze dei fortunati che avevano potuto assistere ai suoi concerti e le molte edizioni clandestine che avevano in comune una qualità sonora decisamente inadeguata. Dopo la sua morte gli eredi, allo scopo di sostenere l’opera di fondazioni a lui intitolate, hanno dato il permesso a DG ed EMI di disporre di un gruppo di registrazioni effettuate con la Stuttgart Radio Symphony Orchestra (DG), la Swedish Radio Symphony Orchestra (DG) e con la Filarmonica di Monaco (EMI). Questo ha finalmente messo a disposizione del pubblico degli appassionati testimonianze fonografiche valide dell’opera d’un musicista dei più grandi del secolo passato. Ora, astenendoci dal fare commenti sulle motivazioni della scelta di rendere pubbliche queste esecuzioni nonostante la nota avversità di Celibidache per le riprese sonore, che già troppi ne sono stati fatti, proviamo ad addentrarci un po’ nel mondo di questo direttore.


Celibidache fu grandissimo interprete del sinfonismo romantico, post–romantico ed impressionista. Oggi esistono sue registrazioni di assoluto valore delle sinfonie di Brahms, Bruckner e di Ciaikovsky, nel passato mi fa piacere ricordare un “Ma mere l’Oye” di Ravel carpito dal vivo nel 1959 a Milano che non cessa di stupirmi ad ogni ascolto. Ma si può parlare di riuscite maiuscole più o meno in tutte le sue interpretazioni che sono come una specie di tappeto volante: si mette il disco, si spegne la luce, ci si siede in poltrona e ci si lascia trasportare dalla sua straordinaria capacità di suscitare nuove emozioni ad ogni ascolto.



Alle prese con le due maggiori sinfonie di Schumann Celibidache dà vita ad un’interpretazione straordinariamente intensa operando anche, come è usuale per lui alcune scelte agogiche veramente originali. Mi riferisco in particolare alla sinfonia numero 3 op.97, la “Renana” in cui stacca tempi lentissimi offrendo un impasto sonoro di una densità mai udita prima. Nella classica registrazione di Kubelik la sinfonia viene eseguita in 32’02’’, Celibidache la completa in 40’02’’: una vita. Il quarto movimento è staccato in 8’08’’, oltre due minuti in più del tempo di Kubelik che chiude in 6’02. Schumann dà per questo movimento l’indicazione “Feierlich” (solenne), e Celibidache va oltre, generando tensioni che mantengono l’ascoltatore in una sorta di animazione sospesa, evidenziando presagi bruckneriani e temi che sembrano strappati a forza dal Parsifal.



Senza mai cercare di saldare i frammenti di un sinfonismo sfilacciato come quello di Schumann, Celibidache prende ogni strappo del tessuto musicale e lo rende oggetto d’una narrazione avvincente e trasognata, per la quale, come unico ed appropriato commento, riesco solo a pensare ai versi di Sailing to Byzantium:



…unless

Soul clap its hands and sing, and louder sing

For every tatter in its mortal dress,…


W.B.Yeats



Oltre alle edizioni citate vorrei ricordare brevemente, le edizioni di: Gardiner (Archiv) su strumenti originali, inclusa in un’integrale in 3cd che presenta anche la prima versione della quarta sinfonia; Bernstein (DG) che ci rivela tutta la freschezza del mondo schumanniano e, perché no, la classica straascoltata versione di Karajan con il suo amalgama sonoro inconfondibile.


Edizioni citate



  1. Sergiu CelibidacheEMI 1997

  2. Rafael Kubelik DG 1964


  3. John Eliot Gardiner ARCHIV

  4. Herbert Von Karajan DG 1972

  5. Leonard Bernstein DG 1984

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