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Koola Lobitos, 1961

Artista/Gruppo:Kuti Fela
Titolo: Fela Kuti - Discografia ragionata - Seconda parte
Etichetta:
Sito: biochem.chem.nagoya-u.ac.jp/~endo/EAFela.html
Recensore:Giulio Mario Rampelli
Recensito il: 16/09/2007
Copyright: Giulio Mario Rampelli per Music on Tnt

Tornato in Nigeria, nel 1963, Fela fu incoraggiato dalla madre ad entrare nella Nigerian Broadcast Company, dove aasunse la responsabilità di produrre giovani gruppi musicali emergenti. Ma il suo rapporto con la NBC durò solo alcuni mesi, e le sue uniche produzioni furono qualche singolo del Fela Ramsone-Kuti Quintet.

Il quintetto suonava jazz, e comprendeva Fela alla tromba, Don Amechi alla chitarra, Emmanuel Ngomalio al basso, John Bull alla batteria, Sid Moss al piano e, occasionalmente, Igo Chico al sax tenore. Ovviamente non ebbe alcun successo. Il suo jazz, a cavallo tra il be-bop ed il cool, era troppo diverso dall’highlife, ciò che gli africani erano abituati a identificare con il jazz, non era ballabile, non era cantato e neanche orecchiabile. Fu così che in breve Fela sciolse il quintetto e ricostituì i Koola Lobitos, tornando al suo ibrido Highlife-Jazz.

La nuova formazione dei Koola Lobitos vedeva, oltre a Fela alla tromba, al piano e alla voce, Tunde Wiliams e Eddie Aroyewu alla seconda e terza tromba, Isac Olasugba al sax alto, Tex Becks e Christopher Uwaifor al sax tenore, Lekan "Baba Ani" Animashaun al sax baritono, Fred Lawal o Yinka Roberts alla chitarra, Ojo Okeji al basso, Tony Allen alla batteria e Easy Adio alle congas. Tra loro Tony Allen, Tunde Wiliams e Lekan Animashaun sarebbero in seguito diventati alcuni dei principali protagonisti dell’Afrobeat.

Fino a poco tempo fa era impossibile trovare e ascoltare la musica di Fela di quei primi anni. Fortunatamente ciò non è più vero, grazie allo straordinario lavoro di un gruppo di studiosi e collezionisti, tra cui T. Endo, autore della principale discografia di Fela esistente, e M. E. Veal, docente di etnomusicologia alla Yale University e autore di una splendida biografia su Fela (Fela - The life and time of an African Musical Icon), dalla quale sono prese la maggior parte delle mie informazioni.

Il triplo CD uscito poco più di un anno fa si intitola “Fela Ramsone-Kuti & His Koola Lobitos – Highlife Jazz & Afro Soul (1963-1969)”, è una edizione giapponese pubblicata da P-Vine e ha l'unico difetto che non si trova facilmente, e che presto diverrà una rarità. Assai piò semplice da reperire è "Kola Lobitos 1964-68", pubblicato da Braclay/Universal nella consueta veste editoriale con due LP in un CD, in questo caso assieme a "The '69 Los Angeles Sessions”. Contiene alcuni dei brani del primo LP di Fela, “Fela Ramsone-Kuti & His Koola Lobitos”, pubblicato dalla EMI Nigeria nel 1965 e ripubblicato per intero nella raccolta giapponese.

“Highlife Jazz & Afro Soul” contiene gran parte della prima produzione discografica di Fela ad oggi conosciuta. Nel CD 1 sono raccolti 14 brani provenienti dai suoi singoli nigeriani più vecchi. I primi sei brani appartengono al repertorio dei primi Koola Lobitos e probabilmente furono registrati a Londra, anche se furono pubblicati in Nigeria dall’etichetta RK tra il ’63 e il ’64. Il settimo e l’ottavo brano sono a nome del Fela Ramsone-Kuti Quintet, mentre i brani successivi sono tratti dai singoli dei Koola Lobitos in versione aggiornata, quella con Allen, Wiliams e Baba Ani. Il CD 2 contiene per intero il già citato “Fela Ramsone-Kuti & His Koola Lobitos”, mentre il CD 3 è tratto dall’EP “Afrobeat On Stage Recorded Live at Afro Spot” del 1966 e dai singoli successivi.

Il valore di queste prime registrazioni è soprattutto storico e biografico, essendovi documentata la ricerca intrapresa dal giovane Fela Kuti per trovare una sua sintesi personale. Le influenze sono molteplici, e individuarle è un gioco divertente. Il calypso, presente sullo sfondo dell'highlife nei brani del repertorio londinese, era assai in voga nella scena musicale della capitale inglese durante gli anni ’50, soprattutto nelle comunità miste di immigrati africani e caraibici, e i suoi echi nel sound dei primi Lobitos documentano tra l’altro la relazione artistica che intercorse tra Fela e il precursore nigeriano Ambrose Adekoya Campbell, che proprio a Londra aveva fondato i suoi West African Rhythm Brothers alla fine degli anni ’40 (si veda la recensione di London is the Place for Me – Vol. 3 su questo sito).

Molti brani in tutti e tre i CD della raccolta sono highlife, che abbiamo visto essere in quel periodo il genere da ballo di maggior successo nell’Africa anglofona. Ma l’highlife di Fela è intriso di jazz, soprattutto be-bop, in evidenza nei complessi impasti dei fiati, nella propulsione della batteria di Tony Allen e negli assoli dello stesso Fela alla tromba. Gli elementi jazz rendevano la musica dei Lobitos talmente distante dall’highlife più popolare che il loro primo disco fu un incredibile flop di vendite. Come spiega Tony Allen: “in cinque minuti usavamo almeno cinque arrangiamenti differenti. La nostra musica era davvero troppo complessa per chi ci ascoltava, e forse l’unica cosa che riuscivano a percepire era la differenza rispetto a tutto ciò che avevano ascoltato fino a quel momento”.

Ciononostante i Koola Lobitos riscuotevano interesse. Il 1967 fu l’anno della loro tournée in Ghana, la patria dell’highlife. Gli artisti ghaniani accolsero con curiosità le ibridazioni della band nigeriana, al punto tale che il brano Yese fu preso in prestito da uno dei gruppi locali di maggior successo, la Uhuru Dance Band, che lo inserirono nelle loro performance dal vivo.

I brani Great Kids e Amechi Blues, del Fela Ramsone-Kuti Quintet, sono puro be-bop jazz strumentale. Forse più degli altri documentano la competenza raggiunta da Fela nell’improvvisazione e nel fraseggio alla tromba, seppur in uno stile all’epoca decisamente obsoleto. E’ probabile che la svolta successiva verso strutture e armonie vicine al jazz modale e al free e l’attenuarsi del virtuosismo negli assoli furono dettate dall’esigenza di Fela di caratterizzare il suo sound in senso africano.

Il 1967 fu anche l’anno in cui in Nigeria scoppiò la guerra civile, la cosiddetta guerra del Biafra, che si protrasse fino al ’70. La causa fu il tentativo di seccessione perpetrato dagli Igbo della Nigeria sud-orientale, territorio nel quale era concentrata la maggior parte dei giacimenti petroliferi nigeriani. Il conflitto anche civile tra Igbo e Yoruba costrinse gli Igbo di stanza a Lagos a migrare verso il Biafra, portando co sé l’highlife, del quale erano i principali interpreti.

In quegli stessi anni la scena musicale nigeriana fu investita dall’onda del soul e del rhythm & blues di artisti come Aretha Franklin, Otis Redding, Wilson Pickett e James Brown, e di precursori africani come il sierraleoniano Geraldo Pino e i suoi Hearbeats. A conquistare la massima popolarità fu il funk di James Brown, probabilmente per merito delle numerose similitudini intercorrenti tra il funk e la musica tradizionale dell’Africa Occidentale: il loro combinare parti semplici e ripetitive in pattern complessi, la stratificazione della parti, le strutture vocali a chiamata e risposta e la dominanza della componente ritmica su quella armonica.

Favorita dallla mancanza di orientamenti ideologici dei suoi governi e dalla forza della sua industria discografica locale, la Nigeria fu il luogo in cui questa esplosione generò i risultati più strabilianti. Centinaia furono le band che si convertirono alla black music, la maggior parte di loro, le cosiddette copyright-band, suonavano cover dei loro fratelli neri d’oltreoceano, mentre altre cominciarono timidamente a produrre musica originale, ibridando il r’n’b con elementi estetici tradizionali.

La black music contribuì a scalzare l’highlife dal suo primato come musica da ballo, e anche Fela, pur non sopportando l’idea di venir assimilato alle copyright-band, cominciò a scrivere pezzi funky e rhythm & blues. Nel suo primo LP, riproposto per intero nel CD 2, il r'n'b si impone in brani come Omuti, Ololufe e Lai Se, mentre i soli di tromba e sassofono si fanno via via più sofisticati e si tingono di note e accordi blu. Ascoltate Mi O Mo e scoprirete con stupore quel nuovo volto dei Lobitos.

Tra il 1968 e il ’69 i Lobitos suonavano stabilmente al Kakadu Club, da loro rinominato Afro Spot, dove i consueti appuntamenti settimanali si chiamavano “Friday Break” e “Sunday Jump”. E' proprio nel loro Live at the Afro Spot, riproposto per intero nel terzo CD della raccolta giapponese, e nei singles successivi, che l'influenza della black music si fa preponderente. Almeno tre brani del CD 3 - Everyday I Got my Blues, My Baby Don’t Love Me e Home Cooking.- sono puro r’n’b senza tracce di highlife, mentre brani come Alagbara e Se E Tun De sono pezzi soul dal sapore decisamente africano.

L’ultima influenza non trascurabile sulla musica di Fela, rintracciabile qui soprattutto nei ritmi e negli arrangiamenti dei fiati in brani come Abiara e Ajo, è quella del sound latino-americano, che imperversava in Africa già ai tempi delle colonie grazie alla sua presenza – sottoforma di rumbe e cha-cha-cha – nei repertori delle orchestre da ballo, e che divenne la musica straniera predominante in molte di quelle nazioni indipendenti che, ispirandosi al socialismo, limitarono le relazioni con l’Europa e favorirono gli scambi culturali con i paesi del blocco comunista, tra cui Cuba.

Per quanto riguarda i testi, in inglese o in yoruba, essi non si occupano ancora in alcun modo di problemi politici e sociali, come sarebbe accaduto successivamente, ma riflettono piuttosto gli argomenti tipicamente trattati dai gruppi popolari di allora, come l’amore, le donne, la vita quotidiana e la saggezza popolare. Homecooking, durante il quale Fela menziona forse per la prima volta il termine Afrobeat per descrivere la sua musica, parla così: “Questo brano cucinato in casa è un brano infernale. Mi costringe a muovermi, Ti costringe a muoverti. Mi fa saltare, a te deve fare lo stesso.”

Abbandonate le sofisticazioni del jazz e incrociata la loro musica con il soul, i Lobitos consolidarono finalmente il loro successo, tanto di spingere il giovane Fela a seguire le orme di altri suoi connazionali e ad intraprendere una lunga tournée negli States. Doveva essere il coronamento del suo successo, e invece fu molto di più.


Brani:



Highlife Jazz & Afro Soul (1963-1969)

CD 1:
1. Bonfo
2. Fere
3. Onifere No. 2
4. Oyejo
5. Oloruka
6. Awo
7. Great Kids
8. Amaechi's Blues
9. Yese
10. Eybin
11. Orise
12. Eke
13. V.C.7
14. I Know Your Feeling



CD 2:
15. Signature Tune
16. It's Highlife Time (presente anche in Koola Lobitos 1964-68)
17. Lagos Baby
18. Omuti (presente anche in Koola Lobitos 1964-68)
19. Ololufe (presente anche in Koola Lobitos 1964-68)
20. Araba's Delight
21. Wa Dele (presente anche in Koola Lobitos 1964-68)
22. Lai Se (presente anche in Koola Lobitos 1964-68)
23. Mi O Mo
24. Obinrin Lo
25. Omo Ejo



CD 3:
26. Everyday I Got My Blues
27. Moti Gborokan
28. Waka Waka
29. Ako
30. Ororuka
31. Lai Se
32. Onidodo
33. Alagbara
34. Ajo
35. Abiara
36. Se E Tun De
37. Waka Waka
38. My Baby Don Love Me
39. Home Cooking


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