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Artista/Gruppo:Non
Titolo: Sacra Massa
Etichetta: Garage Records/El Sop
Sito: www.garagerecords.it
Recensore:Loris Gualdi
Recensito il: 07/09/2014
Copyright: Loris Gualdi per Music on Tnt

Un rock d’autore tetro ed oscuro. Si chiamano Non e arrivano dalla Toscana armati di una valigia piena d’esperienza e venti espressivi diversificati, in cui si ritrovano spezie prog-grunge, indie, alt, dark e new wave. Ecco cosa troverete tra le maglie fitte di Sacra massa, sorprendente opera della band nata dalla sinergia Garage Records/El Sop.

Il disco, volutamente contenuto, riesce a raccogliere sensazioni vibranti e misteriose al servizio di composizioni avvolgenti e claustrofobiche, in cui la sezione ritmica si mostra come il lato perfetto di una sfera nero pece.

I primi passi della band fiorentina si muovono sui confini di un riuscito intro, ridondante e industriale, le cui nere sonorità trovano sbocco parziale tra le risonanze profuse dal suono deliziosamente ribassato di La fine del mondo. Il brano, testa pensante di questo convincente album, evolve verso inattesi suoni divelti dalla consuetudine, Un approccio alternativo che conduce la vocalità normalizzata verso una ramificazione variante, in grado di recuperare interesse immerso in un espressivo e controllato rumorismo.

Basterebbe la traccia introduttiva per indurvi a comprare questa piccola perla opaca… ma dietro allo spigoloso logo dei Non c’è molto di più. Le cripto Spoken word di La farfalla sul mirino rappresentano infatti, un immediato urlo artistico, in cui chitarre grunge si manifestano su di una bass line abile a incanalare lo spirito di un disco che non disdegna approcci New Wave. Se poi la base surf di Lo spettro delle possibilità giunge a fondere lo spirito “enigmatico” del triangolo sonoro, è con Un’altra notte che la band giunge ad un chiaro apice espressivo. Uno stilismo offlagatico pronto ad armonizzare sonorità ciniche e nereggianti che per assurdo sembrano richiamare alcuni passaggi combat nel proprio inciso. Nonostante le apparenze…qui tutto gira attorno alle tinte dark di un tempo andato, proprio come dimostra la perfetta ed aspra chiusura di L’uomo che sarà.

Insomma un disco che non comprerei per la sua copertina, ma che non potrei che comprare una volta ascoltato.

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