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Flor


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Artista/Gruppo:Flor
Titolo: Flor
Etichetta: The prisoner records
Sito: http://theprisoner.it/
Codice: tpr 008
Recensore:Loris Gualdi
Recensito il: 10/05/2014
Copyright: Loris Gualdi per Music on Tnt

A Genova esiste da anni una felice realtà indipendente chiamata GreenFog Studio, fondata da Mattia Cominotto e dai Meganoidi. Questo articolo lo vorrei (in maniera inusuale) dedicare a loro, oggi di certo ancora incazzati per il danno subito.

Chi ha rubato nel loro studio,però, non ha di certo rubato le idee e la voglia di andare verso una strada sempre più stabile, che ormai da anni offre alla musica indie un vero e proprio fulcro orientativo. Dagli studi di Corso Perrone, infatti, da poche settimane è uscito Flor, l’atteso ritorno dei furono Flor de mal, storica band catanese, tornata a sé grazie alla The Prisoner Records e alla Unomundo.
Il disco, di cui parlano anche i R.e.m. attraverso il loro official web site, si presenta attraverso undici tracce sporche e spettinate, figlie (inevitabilmente) degli anni ’90.

Un insieme di canzoni create in maniera naturale attorno alla narratività sussurata e graffiante di Marcello Cunsolo, reale cantore di un mondo esistente, crudo e diretto, al servizio di istanze metaforiche e valori agogici calmieranti e lineari.

Il disco non sembra voler resettare il proprio passato, né ridefinire forzatamente il presente, mostrandosi a tratti difficile e spigoloso quanto avvolgente e poetico nella sua genuinità descrittiva ed ispirata.

Ad aprire il disco è Lì per me , il cui andamento indie, proprio come accade con Mitiche idee. ci mostra parallelismi Zen Circus, figli legittimi del combo siciliano. L’interessante sguardo alternativo, che si palesa sin dal primo ascolto, ci trascina verso una cadenzata linea ritmata ( Alzati e cammina) che si fa prima rock ( Sempre più) e poi indie mediante Con Dio, una tra le tracce migliori del disco. La lirica dominata da un’intenzionalità d’inversione ( ho proprio voglia di lasciarmi andare ) sembra voler incrociare metodologie Afterhours e Marlene Kuntz, attraverso metaforici approcci logistici, qui illuminati dalle toniche. Tra le meraviglie del disco ritroviamo inoltre Comu cani, narrata dal dialetto catanese, intento, nella sua armonia, a volgere lo sguardo verso la tradizione della Trinacria.

Dunque, la storia dei Flor (de mal) ha ripreso a vivere, e molti là fuori, guardandosi indietro capiranno qualcosa in più del movimento alternativo italiano.

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