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David Lenci And the Starmaker


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Artista/Gruppo:David Lenci and the starmakers
Titolo: David Lenci And the Starmaker
Etichetta: Go Down Records
Sito: www.godownrecords.com
Recensore:Loris Gualdi
Recensito il: 03/02/2014
Copyright: Loris Gualdi per Music on Tnt

Quando mi è arrivato il disco di David Lenci and the Starmakers mi sono limitato a pensare due cose:

-che copertina terribile
-finalmente un disco di David Lenci.


Come di consueto, senza troppi peli sulla lingua, mi ritrovo a raccontare un impronta grafica che (forse) non ho compreso. Al di là di simbolismi e strutturazioni allegoriche, mi sono ritrovato a sperare che il contenuto fosse di tutt’altra fattura rispetto ad una cover art che, a mio modesto avviso, può mal indirizzare la curiosità di un acquirente.

Fortunatamente il contenuto del disco si è mostrato sin dal primo ascolto un opera realizzata con tutti i crismi del caso. Un disco che si presenta come una complessa e curata opera sonora, alimentata da una strutturazione insolita, qui colorata di blues psichedelico, appoggiato su pattern osservativi e umorali, pronti ad invertire con agilità spezie post grunge e rock alternative.




Lenci, coadiuvato da Riccardo Saki, Gabriele Pek, Fabio Temple, Sergio Carlini e Mauro Poli, non perde neppure un secondo e decide con l’incipit di Refugee di catapultare l’ascoltatore in un mondo inquinato dal rock, attraverso l’intreccio di percorsi lineari ed approcci estetici diversificati. Le vie sonore, attraversate con naturalezza dalla vocalità del front man, sembrano avvicinarsi ad auree Vedderiane con The train has gone e The circle game, in cui spazi chitarristici rendono omaggio al mondo seventies.


L’ energico lavoro alle pelli ed un integrazione ciclotimica tra musicalità e narrazione, rappresentano poi il fulcro cardine della cupa e teatrale vocalità, pronta ad abbracciare sonorità stranite e angoscianti, per certi versi vicine ad alcuni passaggi Godflash, privi però di una radicalizzazione emotiva, arrivando così ad una immediata risoluzione di un ricercato conflitto narrativo.
Non mancano poi accenni al rock made Usa (Sailing to the dream), né approcci al cantautorato alternativo (The faraway son) in grado di donare al disco i contorni perfetti di un opera curiosa, che cela l’anima artistica di un grande personaggio underground.




01. Refugee
02. Heartattack
03. Old Guys Never Die
04. Carlo
05. Beating Hearts
06. A Matter of Choise
07. Sailing to a Dream
08. The Faraway Son
09. The Circle Game
10. The Train Has Gone

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