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Distorted pictures from distorted reality


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Artista/Gruppo:Minkions
Titolo: Distorted pictures from distorted reality
Etichetta: F.O.A.D records
Sito: www.foadrecords.it
Codice: foad 037
Recensore:Loris Gualdi
Recensito il: 28/04/2013
Copyright: Loris Gualdi per Music on Tnt

Non sono ancora riuscito a smettere…


Nelle ultime settimane questo Distorted picture from a distorted reality mi ha accompagnato per ore, (ri)portandomi indietro di una ventina d’anni, quando le copertine degli album si facevano in maniera pittorica (ricordate South of Heaven??), senza l’ausilio magico di fotoritocchi e rendering ingannevoli. Un passo all’indietro verso sonorità rivedute alla luce di un oggi sempre più debitore degli albori di quella metal golden age, per un disco che sa di vinile nella sua marcia diretta e genuina raccontata da 10 tracce intrise di Thrash metal travolgente.


La band padovana, attiva dal 2006, per certi versi sembra ricordarci l’approccio dei D.R.I in un compendio artistico definito dalla band stessa come raw hardcore splatthrash punk, lineare rappresentazione lessicale di un album ben strutturato.



Il nuovo full length si apre con il perfetto attacco thrash (dalle velate tonalità prog) di Present Slavery, da cui inaspettatamente sembrano uscire sentori Voivod, attraverso trovate stilistiche che si incentrano sui i riff di Dead…not yet. Gli ottimi volumi evidenziano il buon lavoro del drum set, al servizio delle estensioni vocali Shouldlineriane, come dimostra la cavalcante Social drome, deliziosamente cofusiva, in perfetta linea con l’overdose iconica della cover art.

Il pathos narrativo cresce con il groove di Demon’s whitin e con la titletrack, che prende forma in una veste speed thrash davvero ben strutturata. Se poi con Ego of shadow si distinguono echi punk e con Sunday sucks si percepisce un’aria scomposta e disorientante, è con il Cane di Pavlov che si raggiunge un’ipervelocità esecutiva pronta al rallentamento destabilizzante di Third millenium fascist pig. Il velato doom dalla forte connotazione politica anticipa la chiusura perfettibile di Choosing Madness, atto di chiusura, che con il suo animo acustico, finisce per calmierare gli animi di un disco ben costruito nella sua sapiente brevità.

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