Altre recensioni di questo artista/gruppo:
Bright Future


Sei in - Home - Rock - Noise

ioioi_bright_future.gif

Artista/Gruppo:IOIOI
Titolo: Bright Future
Etichetta: EbriaRecord
Sito: www.ebriarecords.com
Codice: bronto005
Recensore:Loris Gualdi
Recensito il: 01/01/2007
Copyright: Loris Gualdi per Music on Tnt

“E… ora qualcosa di completamente diverso…”.

La citazione della geniale compagine di Terry Gilliam e John Cleese, calza a pennello per illustrare e sancire la continuata collaborazione tra Music-on-tnt e la Ebria Record di Marco De Marco, Accursio Graffeo, Andrea Reali e Paolo Romano. L’etichetta milanese esce con la sua quinta, stravagante opera, al di fuori di ogni canone normalizzato…ma in fondo.. chi stabilisce che cosa è la normalità?

“Bright future” è un lavoro molto complesso che di certo non appartiene alla banalita,ne tanto meno alla convenzionalita musicale. Le musiche e le parole appartengono alla ardimentosa IOIOI, all’anagrafe Cristina Fraticelli, la quale si è provata in una serie di devastanti ed inquiete tracks inseguendo un mix di lo-fi, improvvisazioni rumoristiche e sperimentali e laptop elettronico. Una ricetta che nasce, come spiega Cristina, dal film di Kurosawa omonimo del lavoro di IOIOI, basato sull’amletica e dualistica concezione del Ike/Matte (andare o aspettare), e la scelta pare ricadere in un movimento che vive di immobilità becketiana. L’artista marchigiana scrive brani dettati dall’intuito e dall’immediatezza, accompagnandoli con sonorità replicate e avvolte in un futurismo buio e opaco. Ascoltando l’album ci si lascia trascinare, come “il corpo di una medusa…senza resistenza..” intraprendendo nuovi sentieri sonori che iniziano e terminano come in una sorta di concept album suddiviso il favolistici capitoli di breve durata tra parole sussurrate come in “kungfusion” in cui la Fraticelli mostra di utilizzare la parole come fonte di semplice suono, inventando lingue sconosciute che talvolta si trasformano in conturbanti nenie come nell’introduttiva “Le fille qui donne le bonheur”. La scelta stilistica accompagna ambientazioni space cupo-gotiche, una vera e propria tempesta di note che riportano alla mente le inquiete narrazioni di Philip Dick e del suo mondo immaginario. Tra i brani più riusciti senza dubbio la titletrack con i suoi suoni liquidi ed embrionali raccolti attorno ad uno sperimentalismo alla OvO e l’agghiacciante e fredda “Cioccobacio” che amalgama suoni industrial con la voglia di esternare sensazioni che non devono avere per forza un senso compiuto.

Insomma un album nuovo e dissonante che per molti sarà una sfida e per altri una rivelazione.


Questo articolo è stato letto 4371 volte.