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My first cowboy


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Artista/Gruppo:OvO+Rollerball
Titolo: My first cowboy
Etichetta: barlamuerte
Sito: www.barlamuerte.com/
Recensore:Loris Gualdi
Recensito il: 01/01/1970
Copyright: Loris Gualdi per Music on Tnt

Giugno 2002. Rancid e NOFX decidono di dare l’ennesima svolta alla loro eterogenea carriera e spiazzando i loro fans deliberano l’uscita di un album realizzato in stretta collaborazione. In realtà pochi mesi prima gli Ovo e i Rollerball, esponenti della scena musicale avanguardistica, avevano depositato l’idea di uno split cd, che rende il progetto delle due punkers band un ‘idea riciclata.
Ovo e Rollerball si incontrano nel 2001 in occasione di un tour, durante il quale, spesso i membri dei due gruppi si ritrovavano mescolati gli uni agli altri, per dar vita a sintoniche jam session. Tanto è vero che la registrazione dei brani “made” Bruno Dorella e Stefania Pedretti è avvenuta con la sentita partecipazione di alcuni membri dei Rollerball.
A differenza di Vae Victis, questa volta la cupezza e il goticismo grind degli OvO, viene mitigato dalla presenza della band di De Leon meno eccessiva e violenta, probabilmente nel tentativo di omogeneizzare la musicalità di uno split product ben realizzato.
Uno dei migliori brani di “My first cowboy” appare essere “Brighton”, che con le sue sonorità futuriste sarebbe di certo piaciuta al grande maestro Kubrick, che avrebbe potuto inserirla senza difficoltà in capolavori filmici come “Eyes wide shut” o “2001 Odissea nello spazio”. Un umorismo riflessivo che viene ripreso anche nella bella “Until yesterday”, lunga suite alla God speed your black emperor.
Da annoverare tra le track più convincenti anche “Hagakure” e “Midnight playboy”. In quest’ultima gli OvO offrono un suono noise puro e confuso alla Einsturzende Neubauten, fatta di stridii, suoni incomprensibili, porte che si chiudono, galli , fisarmoniche e chitarre scordate; una vera e propria sfida alle sonorità usuali. “Hagakure” invece si presenta all’ascolto come uno sciame di allucinati insetti.. il suono dell’isterica chitarra e l’impazzita batteria rendono il brano unico, uno sperimental-grind che si trasforma, dopo le urlanti parole di Stefania, in una jam di improvvisazione avanguardistica, che funge da outro al brano.
“My first cowboy” riesce inizialmente a sorprendere l’ascoltatore con stati di trance provocati da recitazioni diaboliche, come nel brano di apertura “ Demon paw” e con i suoi suoni inusuali dell’orientaleggiante “ Jacopoism”, e solo successivamente risulta originale e a tratti troppo prevedibile, soprattutto in quella sua parte che sino a qualche tempo fa avremmo potuto chiamare lato B. Sono infatti deludenti “Pig fucker”, White elefant” e “Walker”, tutte caratterizzate da un faticoso concento, a causa della loro eccedente ricerca del ridondante, che portano le tracks ad essere troppo simili a se stesse.
Siamo quindi di fronte ad un album che perde verve solamente nella sua parte conclusiva, troppo diluita, anche se in realtà bastano i brani citati a rendere il lavoro prezioso e di buona qualità noise, un progetto sicuramente degno di nota, che ancora una volta riesce a liberare un amabile sound anomalo.

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