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Live In Hamburg


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Cd Cover

Artista/Gruppo:Orchestra Instabile Disaccordo
Titolo: Live In Hamburg
Etichetta: Fitzcarraldo Records
Sito: http://www.myspace.com/disaccordo
Recensore:Claudio Contini
Recensito il: 01/08/2011
Copyright: Claudio Contini per Music on Tnt

Se associate il concetto di orchestra o big band a qualcosa di impostato e freddo, questa è l’esperienza che vi occorre per far spazio a nuove idee. L’Orchestra Instabile Disaccordo in effetti unisce in maniera vincente l’armonia di un numero cospicuo di strumenti con improvvisazione e creatività. Questo progetto entusiasmante ed innovativo nasce da un insieme di musicisti con base in Sicilia e vede alternarsi un vortice continuo di artisti, mantenendo sempre un numero fisso di quindici elementi. Di evidente matrice jazz, l’ensemble spazia tra varie influenze musicali senza paura, con talento e voglia si sperimentazione. Il loro primo disco non poteva che essere un live, situazione in cui lo spirito dell’orchestra viene fuori al meglio, dando sfogo a tutte le deviazioni di percorso possibili ed immaginabili.

Questo “Live In Hamburg” si struttura in cinque pezzi molto lunghi, partendo da “Miconduco”, nella quale si passa da un’apertura tendente all’avanguardia jazzistica e a rapidi rumori strumentali fino ad una struttura melodica che più si confà ad un tradizionale post-bop incentrato sui fiati per concludere che un’ascesa rock della batteria. Un pezzo capace di coinvolgere in maniera cerebrale ed ipnotica. “Disaccordo Sulla Meridiana” sembra inizialmente voler seguire i canoni di un’orchestra jazz convenzionale, seppur su note più cupe, prima di aprirsi ad un sound vivo, che lascia spazio ad aperture ampie del ritmo, tra percussioni che incalzano a contrasto con la melodia quasi funerea dei fiati, facendo quindi strada ad un delicato assolo di piano che si avvicina a schemi free alla Cecil Taylor e concludendo in maniera semi-inaspettata con una chitarra elettrica che rasenta il rock psichedelico. Sette minuti di poliedricità assoluta, senza mai perdere il filo di un discorso musicale eclettico ma chiaro e corale.

Il ritmo cambia e rallenta decisamente in “Let Them Play”, lunga suite nella quale vengono inizialmente messi in luce i talenti dei diversi musicisti, su tutti lo stupendo pianoforte che guida il crescendo del pezzo, partente su una base lenta ed acustica e che pian piano si avventura in un clima cosmico, tra assolvenze di chitarra, percussioni lasciate sole per un attimo, coinvolgimento del pubblico con un quantomai opportuno (raro caso) battimano a tempo. Il minimalismo che sembra raggiungere il suo apice intorno al settimo minuto esplode poi nell’energia di un lungo assolo di sax che conduce in un’area che ricorda da lontano alcune atmosfere del jazz elettrico di Miles Davis. Tracce di funk e blues, chiara percezione di affinità tra musicisti in trip creativo e di improvvisazione.

Spiazza la successiva “Fitzcarraldo”, che dal titolo potrebbe sembrare un omaggio ai Popol Vuh e più in generale alle loro criptiche ed affascinanti colonne sonore herzogiane. In effetti l’oscuro incipit fatto di toni bassi e minimali ricorda un po’ le impostazioni paradossali del gruppo kraut ed in generale il pezzo potrebbe essere associato ad un rock cinematografico. In realtà la struttura del pezzo è particolarmente complessa e profonda, intenta a giocare sul contrasto di un tappeto musicale silenzioso fatto di basso e percussioni discrete e di fiati che si ergono a protagonisti con l’incedere della composizione fino a giungere ad un finale quasi trionfante nel quale vengono raggiunti da una batteria fattasi aggressiva e rockeggiante.

Il finale, “The Hamburg Bis”, parte dalla bizzarra quano fantastica idea di campionare il discorso in strampalato tedesco fatto da Trapattoni in conferenza stampa durante la sua permanenza in Bundesliga (con inevitabili risatine del pubblico teutonico) mentre nel frattempo il basso traccia linee minacciose che poi si espandono alla luminosità dei fiati, ad un ritmo tribale che prende quota senza mai alzarsi troppo, giocando tra passaggi acustici ed elettrici, andando oltre ogni definizione di genere.

L’ascolto del “Live In Hamburg”, musica cerebrale e di profonda ricerca, risulta sorprendemente fluido ed efficace, ricco di elementi da studiare e capire con attenzione ma nello stesso tempo in grado di fornire un piacevole sfondo ai momenti della nostra vita. Apprezzamento completo e tantissimo rispetto per questo progetto che scavalca il concetto di orchestra in quanto tale, così come quello di jazz o di sperimentazione fine a se stessa. Tanto talento al servizio dell’amore per la musica. Da tenere assolutamente d’occhio.

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