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Artista/Gruppo:Genesis
Titolo: Genesis monografia completa capitolo 8
Etichetta:
Recensore:Alino Stea
Recensito il: 05/03/2003
Copyright: Alino Stea per Music on Tnt

Gli archivi dei Genesis
Sin dal 1995 si parlava di una grande antologia celebrativa dei primi Genesis con cumuli di incisioni rare e preziose, ma, di rimando in rimando, di problemi di ego in problemi di ego, tutto alla fine slitta al giugno del ‘98, quando, finalmente, viene pubblicato ARCHIVE 1967-75, un cofanetto composto da 4 cd.

La raccolta è sontuosa (con tanto di libro allegato, ricco di notizie, curiosità e fotografie) e ripaga dei tanti anni di attesa: nei primi due cd è presente l’intera riproposizione live (datata 24 gennaio 1975, Los Angeles) di THE LAMB LIES DOWN ON BROADWAY; il terzo cd presenta brani live dal tour di SELLING ENGLAND BY THE POUND (con l’unica versione ufficiale esistente di “Supper’s ready” cantata dal vivo da Peter Gabriel), un brano tratto da una BBC session del ‘71 (“Stagnation”) e tre canzoni tratte da singoli (“Happy the man”, “Twilight alehouse” e un interessante remix di “Watcher of the skies”); il quarto cd contiene tre brani inediti tratti da una BBC session del ‘70 (“Sheperd”, “Pacidy” e “Let us now make love” – i quali sono una sorta di ‘trait d’union’, in quanto a musica e atmosfera, tra il primo e il secondo album, smentendo chi parla di abissale differenza stilistica tra FROM GENESIS TO REVELATION e TRESPASS) più una corposa e gustosa serie di demo e inediti del periodo 1967-69.

Ma la delusione è dietro l’angolo: si viene a sapere che (in barba al valore storico, filologico, affettivo e collezionistico dei brani live) Peter Gabriel ha ricantato su quasi tutte le tracce di THE LAMB (addirittura, per un difetto del nastro originario, il brano “It” viene completamente rifatto in studio!) e sulla maggior parte delle tracce di SELLING ENGLAND.
La motivazione? Eccola: “Quando ho ascoltato i nastri live, mi sono accorto che la voce faceva schifo, così decisi che, se proprio questo materiale doveva essere pubblicato, lo avrei ricantato” (parole di Peter Gabriel). Mah! Ancora una volta problemi di ego e di soldi.

Nel ‘99 esce un’antologia singola, TURN IT ON AGAIN – THE HITS, che, oltre a riproporre, appunto, le grandi hit del gruppo (quelle del periodo Collins, per intenderci – dal glorioso passato riemerge solo “I know what I like”), presenta una nuova versione di “The carpet crawlers”: al canto si alternano Peter Gabriel e Phil Collins, la line-up è quella dei tempi migliori (c’è perfino Steve Hackett a fianco di Tony Banks e di Mike Rutherford) e i suoni sono al passo coi tempi (compreso un manipolo di session-men che dà una mano in studio…).

Infine, a novembre del 2000, viene pubblicato il secondo cofanetto della storia Genesis, ARCHIVE #2 1976-92, in 3 cd.

Qui la confusione e l’approssimazione regnano sovrane: se nel primo cofanetto c’era una sorta di rigore cronologico (quello filologico, lo abbiamo visto, è stato immolato sull’altare del profitto), qui le canzoni, tra b-sides, versioni live e ridicoli, quanto inopinati, remixaggi, si susseguono senza un filo logico e, quel che è peggio, senza neanche la dote della completezza.
Mancano infatti all’appello (non sono vuoti decisivi, però, se si deve fare un lavoro di archivio, è giusto farlo in maniera completa, precisa e corretta, per rispetto sia della carriera dei Genesis stessi che, soprattutto, dei loro fan) “Match of the day” (dal singolo “Spot the pigeon” del ‘77) e “Me and Virgil” (outtake di ABACAB e già presente sul lato in studio di THREE SIDES LIVE).
Nel campo dei lati b sono rimarchevoli solo le già citate “Evidence of autumn” e “Open door” (dalle sessions di DUKE), “The day the light went out” e “Vancouver” (dalle sessions di …AND THEN THERE WERE THREE…) e “It’s yourself” (outtake di A TRICK OF THE TAIL).
Riguardo i brani live, sono piacevoli all’ascolto soprattutto i ripescaggi inediti di “Ripples”, “Your own special way”, “Deep in the motherlode”, “Duke’s travels”, “Burning rope” e “Man on the corner”.
Infine il work in progress di “Mama” mantiene molto meno di quel che promette.

La storia dei Genesis finisce qui.
Forse con gli ultimi dischi sono andato giù pesante, ma è un po’ la reazione dell’amante tradito.
Ai Genesis degli anni ‘70 e, tutto sommato, anche a quelli della prima metà degli anni ‘80 sono legato indissolubilmente: sia il ricordo di me ragazzino alla scoperta di un nuovo mondo e con la voglia irrefrenabile di scoprirlo sempre più, sia la consapevolezza attuale di quanto Gabriel e co. mi abbiano aiutato ad amare il rock e a dare una solida coerenza ai miei gusti musicali sono sufficienti a riservare loro la mia più affettuosa gratitudine.
Per questo gli ultimi dischi li considero e li ascolto sempre con un certo fastidio: ho sempre pensato che la dignità e la stima di se stessi siano più importanti del denaro e della fama, ma chissà, forse continuo ad illudermi…

Comunque sia, i Genesis sono (e rimarranno) un gruppo fondamentale nella storia del rock e ascoltare “Looking for someone”, “The musical box”, “Supper’s ready”, SELLING ENGLAND BY THE POUND, THE LAMB LIES DOWN ON BROADWAY, SECONDS OUT mi mette in pace con me stesso e col mondo.
E non è poco…

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