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Artista/Gruppo:Genesis
Titolo: Genesis monografia completa capitolo 4
Etichetta:
Recensore:Alino Stea
Recensito il: 20/03/2005
Copyright: Alino Stea per Music on Tnt

Il primo capolavoro:
‘la svendita di Albione’
I loro live-acts, sempre più frequenti (addirittura frenetici, in Gran Bretagna, in Europa e negli Usa) e sempre più sofisticati (scenograficamente e musicalmente) vengono infine immortalati, sia pure in maniera molto parziale, e dal punto di vista della quantità (meglio sarebbe stato un doppio, tra l’altro previsto originariamente) e dal punto di vista della qualità (il suono è registrato in maniera abbastanza approssimativa), dall’album LIVE, uscito nell’agosto del 1973.

Ma la vera novità dell’anno è rimandata a ottobre, quando viene pubblicato il nuovo album di studio dei Genesis, il meraviglioso SELLING ENGLAND BY THE POUND.

A parere di chi scrive, SELLING ENGLAND è, tra tutti, il disco più bello e riuscito della band, vero capolavoro del rock più nobile, splendido e splendente concentrato di sentimento, magia, epicità, ironia, mito, romanticismo, surrealismo; interamente e profondamente costruito non solo su una tecnica strumentale dei singoli matura e innovativa come in pochi altri casi, ma, soprattutto, su una coesione e coerenza compositiva eccezionale, stupefacente se si pensa che stiamo parlando di persone che non hanno ancora 25 anni!

Indimenticabile l’inizio dell’album – “Dancing with the moonlit knight” –, vera cifra stilistica e vero faro poetico dell’intero disco, con l’inconfondibile voce di Gabriel a intonare il primo verso (‘Can you tell me where my country lies…’) prima che entrino, in un meccanismo di perfetta sincronia e di alta resa lirico-musicale, gli altri strumenti: un continuo movimento ascendente e discendente di tensione contribuisce a nobilitare lo status del brano, straordinaria metafora, graffiante e tenera allo stesso tempo, della decadenza della società inglese.

Simboli di uno struggente romanticismo quasi senza tempo, venato ora di magia epifanica ora di epica profondamente mitica e mistica (ma scevre da ogni retorica), sono “Firth of Fifth” e “The cinema show”, i due brani migliori (in un contesto, ripeto, già straordinario) dell’album: la prima viaggia, maestosa, attraverso gli splendidi e riuscitissimi intrecci di flauto, chitarra e tastiere evocando paesaggi di misteriosa e incantata bellezza che sembrano sospesi in una purificata catarsi continuamente in divenire; la seconda, ancora guidata da Banks, mutua un nitido e palpabile lirismo emotivo con la mestizia dei travagli sentimentali e i tremebondi slanci di una rassegnata ilarità, con l’intero, suadente, meccanismo miticamente e mitologicamente spezzato e ricomposto in limpida poesia nell’efficacissima e coinvolgente coda del brano – “Aisle of plenty” – dove perizia strumentale e leggiadro pathos ironico vanno a braccetto in splendida e impareggiabile simbiosi.

Territorio adattissimo per le pantomime poetico-teatrali di Peter Gabriel è la trascinante e variegata (anche se il testo è troppo carico di parole e il cantato ne risente…) “The battle of Epping Forest”, suite complessa ma fondamentalmente rispettosa delle tradizioni progressive; nell’acustica, delicatissima, “More fool me” ritroviamo invece un bel Phil Collins alla voce, mentre “After the ordeal” è uno strumentale veramente pacificante (anche se l’interessante spunto di partenza un po’ si perde nell’arrangiamento eccessivamente schematico e melodioso).

Infine “I know what I like”, primo successo a 45 giri della storia Genesis (con sul retro la bella “Twilight alehouse”, proveniente dalle sessions di FOXTROT, anche se composta addirittura anteriormente a TRESPASS e spesso cavallo di battaglia del gruppo dal vivo), brano che viaggia su binari più semplici e melodici, ma che dribbla con classe, grazie ad un riuscito e originalissimo arrangiamento progressive, la banalità (indimenticabile il cantabilissimo ma mai pacchiano inciso), finendo per diventare, anzi, un altro classico della loro storia (tra l’altro il curioso testo si ispira alla copertina dell’album).

In conclusione, quindi, SELLING ENGLAND BY THE POUND è veramente uno di quei dischi da portare con sé nell’isola deserta, ricchissimo, com’è, di purissima ispirazione e di continui e sempre nuovi stimoli all’ascolto.

Ma il successo porta inevitabilmente i primi attriti in casa Genesis: da un lato Gabriel, di gran lunga il componente più esposto, in vista, conosciuto e apprezzato del gruppo che, in virtù di questo, medita maggior spazio per sé anche al di fuori della band, dall’altro Banks, Collins, Hackett e Rutherford che rivendicano (con una qualche ragione) una maggiore visibilità e più consistenti apprezzamenti di critica e pubblico.
La ‘svendita dell’Inghilterra per una sterlina’ come recita il titolo, la perdita, cioè, del grande valore della purezza di fronte ai bassi compromessi del vile denaro comincia, purtroppo, a seminare la prima zizzania proprio nel seno dei loro nobili cantori…

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