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Fela's Queen

Artista/Gruppo:Kuti Fela
Titolo: Fela Kuti - Discografia ragionata - Quinta Parte
Etichetta:
Sito: //biochem.chem.nagoya-u.ac.jp/~endo/EAFela.html
Recensore:Giulio Mario Rampelli
Recensito il: 11/11/2007
Copyright: Giulio Mario Rampelli per Music on Tnt

Mentre la Nigeria guidata dal governo militare di Gowon prosperava grazie all’enorme flusso di petrodollari, la scena musicale di Lagos veniva investita dalla tempesta dell’Afrobeat.

A causa di alcuni diverbi con il proprietario dell’Afro-Spot, S. B. Bakare, Fela decise infine di trasferirsi nell’ex Ambassador Club all’Empire Hotel, situato vicino al distretto popolare di Mushin, proprio di fronte alla sua residenza al numero 14A di Agege Motor Road. Gli Africa 70 suonavano più sere alla settimana, tra cui il Comprehensive Show del sabato, completo di musica e coreografie di danza, e la Yabis Night della domenica, dedicata alla satira e alla derisione penetrante diretta agli obiettivi del momento. Le performance si protraevano fino a molto tardi e il pubblico era numeroso, costituito, oltre che dai fan, da giovani, studenti, professionisti, professori universitari, intellettuali, ufficiali governativi e diplomatici stranieri.

L’Africa Shrine, come fu ribattezzato il locale, non era semplicemente un night club, ma un vero e proprio tempio dell’africanismo. All’ingresso era stato sistemato un altare con le icone di Malcom X, M. L. King, K. Nkrumah e P. Lumumba. Sovente le serate musicali erano introdotte da dottori della religione tradizionale yoruba, tra i quali Fela si faceva chiamare Chief Priest. Ogni sera si celebrava il rito della riscoperta della cultura originale africana, e la celebrazione mistica era accompagnata dal massiccio consumo di mariyuana, che facilitava l’ingresso in una rituale trance collettiva. “Lo Shrine non è un club, è un luogo dove danziamo e suoniamo i tamburi per evocare gli spiriti. Il potere dello Shrine è molto forte, è un potere spirituale, questa è la ragione per cui fumiamo impunemente.” (Fela, intervista a The Indipendent).

Tra il 1972 e il 76 gli Africa 70 furono la più irresistibile macchina ritmica di tutta l’Africa tropicale. Accanto a Fela, indiscusso leader e padrone, l’organico comprendeva la batteria di Tony Allen, che era anche il direttore d’orchestra, Henri Kofi, Nicholas Addo e Shina Abiodun alle congas, Lekan Benson alla chitarra ritmica, Oghene Kologbo alla chitarra tenore, Okalue Ojeah al basso, James Abayomi agli sticks e Isaac Olaleye allo shekere. La sezione dei fiati, guidata dai due magnifici solisti Igo Chico al sax tenore e Tunde Wiliams alla tromba, era composta da Lekan Animashaun al sax baritono, Christopher Uwaifor al secondo tenore e Nwokoma Ukem alla seconda trombra. A questi si aggiungeva il coro femminile, guidato da Kevwe Oghomienor, con Alake Adedipe, Ihase Obotu, Fehintola Kayode, Ronke Edason, Tejumade Adebiyi, Shade Komolafe, Shade Shehindemi e Felicia Idonije.

Nel 72 uscì per la EMI Shakara (su CD assieme a Fela’s London Scene), tra i migliori dischi dell’intera produzione di Fela. L’album conteneva due lunghi brani dal groove davvero infernale, ciascuno dei quali occupava l’intera facciata dell’LP. A quel tempo il bersaglio della critica di Fela erano soprattutto i comportamenti dei suoi compatrioti, plasmati da anni di colonialismo. Lady si scaglia cntro i modi di fare delle donne africane “europeizzate”, e il testo è probabilmente tra i più discutibili e discussi dell’intera produzione di Fela.

Se la chiami “donna”, una donna africana non lo apprezzerà.
Lei dirà “io sono una signora (Lady)”.
E allora voglio parlarvi di questa “signora”.
Lei dice di essere uguali agli uomini,
di essere potente quanto gli uomini,
sostiene che può fare qualsiasi cosa fa un uomo.
Non ho finito di parlare.
Lei non si vergogna di fumare davanti agli altri,
vuole che tu apri la porta per lei,
vuole che l’uomo lavi i piatti per lei,
non vuole salutare il suo uomo,
vuole sedersi a tavola prima degli altri,
vuole prendere il suo pezzo di carne prima degli altri,
e se gli chiedi di danzare, lei danzerà un ballo “da signora”.
Una vera donna africana invece ballerà una danza di fuoco.
Lei sa che è l’uomo ha comandare,
cucinerà per lui e farà quello che l’uomo gli chiede,
ma una signora non vorrà farlo, lei vuole comandare.

(Lady)

Probabilmente, come ebbe a dire in seguito la sua vecchia compagna americana, Sandra Smith, Fela divenne un cieco sostenitore della bontà di tutto ciò che è africano, tanto da considerare positivamente anche gli aspetti più discutibili della cultura tradizionale. Fu in quel periodo che Fela rifiutò la monogamia come usanza occidentale, e divenne poligamo. “Non vedo la ragione per seguire i miei genitori nella monogamia, perché il rapporto esclusivo tra un uomo e una donna non è normale in Africa. Mio padre fu un reverendo inglese, un prete anglicano. Quello che so è che voglio più di una donna. Voglio essere libero.” La copertina di Shakara è anch’essa un’icona della nuova promiscuità sessuale di Fela, ritraendo ben cinquanta ragazze a seno nudo che circondano Fela in mutande, un modo per lui assai comune di presentarsi in pubblico.

Se si considera lo stretto legame non solo affettivo tra Fela e sua madre Fumilayo, leader di levatura internazionale in ogni battaglia per l'emancipazione delle donne nella società nigeriana, una reale comprensione del sessismo del giovane artista yoruba diviene anche più complessa. Probabilmente il rapporto di Fela con le donne e con il sesso non è altro che una delle manifestazioni eccessive della sua personalità, che la nostra psicologia definirebbe inflazionata e onnipotente, caratteristiche devianti forse più nella nostra società che in quella africana. Fela non considerava certo l’autocontrollo una virtù da coltivare, e i suoi eccessi caratterizzarono ogni aspetto della sua vita, dal sesso all’uso di droghe alla noncurante spavalderia con cui derideva e accusava i potenti, un atteggiamento che gli procurò non poch gravi inconvenienti. Probabilmente sono anche la spavalderia e l’arroganza che hanno impedito a Fela di entrare nell’olimpo degli eroi della nonviolenza, dividendo il mondo di chi lo conosce, e persino il popolo nigeriano, tra le due fazioni di chi lo ama e di chi invece lo considera con diffidenza.

Ironicamente Shakara, il secondo travolgente brano dell’album omonimo, è una satira sul bullismo. “Il termine Shakara viene dal gergo di Mushin (un sobborgo di Lagos). Io non lavoro isolato dalla società. Shakara è una parola Mushin divenuta d’uso comune dopo l’uscita del mio album omonimo.”

Ogni volta che apre la sua bocca tracotante
escono lodi per il suo potere e la sua forza.
Vuote vanterie (shakara oloje).
E quali sono i discorsi che fa?
Minacce, minacce e minacce:
ti frusterò come un cane, ti picchierò fino ad ucciderti.

Ma ovviamente è soltanto una messa in scena,
bugie, vuote vanterie.

(Shakara)

Sempre nel 72 uscì Roforofo Fight, (su CD assieme a due brani pubblicati solo come singoli) contenente tra l’altro la splendida Trouble Sleep Yanga Wake Am, che in pidgin vuol dire “giocare con una pistola carica”, o “scherzare col fuoco”. Il brano ha un incedere lento e drammatico e una linea melodica intrigante sostenuta dalla sezione dei fiati. Esiste un limite alla umana sopportazione: “Trouble Sleep, il problema dorme, e Yanga Wake Am, la provacazione viene a svegliarlo. Un uomo esce di prigione e, mentre cerca disperatamente un lavoro per evitare di tornare a delinquere, viene fermato da un poliziotto che lo accusa di averlo offeso. E’ inevitabile che quel poliziotto andrà incontro a dei problemi, come un topo che decide di mordere la coda del gatto che dorme. Un uomo ha perso il lavoro e non ha neanche il denaro per mangiare, e mentre è seduto a riflettere sul da farsi arriva il padrone di casa per riscuotere l’affitto. E’ ovvio che troverà dei problemi.”

Go Slow, dall’incedere lento ma impetuoso, è un termine usato nello slang di Lagos per indicare il traffico caotica della capitale, che obbliga ad andare piano anche quando si ha fretta. Fela paragona quel traffico a un uomo in prigione, le cui aspirazioni sono stroncate dalla sua condizione di prigioniero, la stessa frustrazione che si può vivere quando si resta bloccati per ore sulle highway africane.

L’anno successivo uscì Gentleman (su CD assieme a Confusion), un altro disco assolutamente da acquistare ed ascoltatre, devastante sia nei testi che nella potenza del suo afrofunk. Gentleman è un brano satirico che prosegue nella critica degli effetti del colonialismo sulla gente africana, una parodia sugli africani che scimmiottano gli europei, definendosi gentlemen. “In Africa fa caldo, ma loro si vestono come gli europei, e dentro le loro camicie, le loro giacche, le loro cravatte, i loro calzini, sudano, sudano come ossessi, e puzzano, puzzano come la merda. Io non sono un gentleman di questo tipo, sono un africano autentico” Ma ciò che davvero colpisce in Gentleman, dopo l’introduzione solitaria del sax, è il groove teso e ruvido che sostiene il brano, l’intreccio delle chitarre e del basso, una locomotiva ritmica realmente inarrestabile e inarrivabile persino per certi gruppi funky d’oltre Atlantico. Lo stesso torrente in piena, ma stavolta con echi reggaeggianti, viene riproposto nel secondo brano del disco, Fefe Naa Efe, il cui titolo viene da un proverbio Ashanti, in Ghana, che dice: “E’ per bellezza che le donne si tengono i seni mentre corrono, non perché altrimenti i loro seni rischiano di cadere."

Nel frattempo la residenza di Fela era diventata una vera e propria comune, in cui abitavano musicisti, ragazze anche minorenni e ospiti. Le violente incursioni della mafia locale allo Shrine indussero Fela, che non intendeva pagare alcun pizzo, ad organizzare una sorta di servizio d’ordine, i cosiddetti Fela’s boys, e le risse notturne divennero frequenti. L’alone di trasgressività e violenza che avvolse quei luoghi fornì il pretesto alla polizia locale, già allarmata dall’audacia delle critiche caustiche dell’artista e dalla sua crescente influenza sulla gente, a prendere di mira la situazione. Nell’aprile del 74 cinquanta agenti armati e accampagnati da cani addestrati irruppero nella comune di Agege Motor Road e, con l’accusa di detenzione di mariyuana,.arrestarono Fela e gli altri sessanta abitanti, che furono rinchiusi nella prigione di Alagbon Close. Durante l’irruzione Fela era riuscito a ingoiare l’erba, che evidentemente non doveva essere molta, e la polizia decise di raccogliere le sue feci per analizzarne il contenuto. Tuttavia, con l’aiuto dei suoi compagni di cella, Fela riuscì a defecare in segreto durante la notte, e al mattino i suoi nuovi escrementi risultarono puliti.

L’episodio viene raccontato da Fela in due album, Alagbon Close (di recente su CD assieme a Why Black Man Dey Suffer) ed Expensive Shit (su CD assieme a He Miss Road), usciti rispettivamente nel 74 e nel 75.

Non farci caso.
Io sono un essere umano e faccio la mia parte, esattamente come te.
Sono un agbepo (pulitore di latrine) e faccio la mia parte,
senza di me la tua città puzzerebbe come la merda.
Sono un dottore o un avvocato,
senza di me tu moriresti o andresti in prigione.
Sono un giudice,
senza di me la polizia ti rinchiuderebbe tutta la vita.
Sono un cantante, un ballerino, un pittore,
senza di me non potresti essere mai felice.
E ora ascolta.
Ad Alagbon
Anche se dici che sei un operaio
Possono rinchiuderti fino alla tua morte.
Il magistrato non vede.
Anche se dici che sei un impiegato statale
Ti rinchiudono senza farci neanche caso
e il tuo avvocato può pure morire negli uffici della stazione di polizia.
Non gli interessano i dottori o gli avvocati,
ti rinchiudono e ti incolpano davanti alla corte.
Puoi cantare, ballare, o anche morire in cella,
loro ti hanno accusato di detenzione di igbo (mariyuana).
Ad Alagbon
Non hanno alcun rispetto per le persone,
non considerano che hai lo stesso loro sangue.
Incitano i loro cani a morderti,
ti puntano la pistola in faccia,
quella stessa pistola che hanno acquistato conil denaro delle tue tasse.
Ti torturano per indurti a confessare,
e lo chiamano “investigazione”.
Ti rinchiudono per mesi per investigare.
Ma se li incontri,
dì loro che l’ uniforme è solo un vestito,
fatta da un sarto esattamente come quello che tu indossi.
Non c’è niente di speciale in un’uniforme.

(Alagbon close)

Fu in quel periodo che Igo Chico, il miglior solista della storia degli Africa 70 dopo Tony Allen, abbandonò l’orchestra, inducendo Fela a improvvisarsi sassofonista. Dal punto di vista musicale la perdita di Igo Chico fu grave, ma la potenza del sound degli Africa 70 era tale da assorbire il colpo.

In Expensive Shit, che vuol dire merda costosa, Fela affronta l’argomento della sua prigionia con la sua solita satira deridente e feroce. “Quando una capra, una scimmia o una donna yoruba cacano, l’ultima cosa che vogliono vedere è la loro merda, perché la morda puzza. Ma non è così per certi idioti che ho conosciuto ad Alagbon, che si servono della tua merda per sbatterti in galera. Ad Alagbon la mia merda è una prova, non deve perdersi.” Ma la vera perla dell’album è Water No Get Enemy, un brano dalla linea melodica superba e suadente, dall’atmosfera intensa e solare e dal testo in yoruba e pidgin english poetico e profondo. Water è uno dei pezzi più belli della intera produzione di Fela, riproposto oggi costantemente da suo figlio Femi nelle performance dal vivo degli African Force.

Se vuoi lavarti devi usare l’acqua.
Se vuoi cucinare una zuppa hai bisogno dell’acqua.
Se la tua testa è calda, l’acqua la può rinfrescare.
Per far crescere tuo figlio devi dargli acqua,
Persino se l’acqua ucciderà tuo figlio, tu avrai comunque bisogno dell’acqua.
Non si può fare nulla senza acqua,
l’acqua non ha nemici.
Io dico che l’acqua non ha nemici,
non puoi combatterla a meno che non vuoi morire.
Io parlo del Black Power, è dico:
l’acqua non ha nemici.

(Water No Get Enemy)

La prima prigionia ad Alagbon fu l’evento scatenante che spinse Fela ad accelerare i tempi e radicalizzare le sue posizioni. Iniziò a chiamare la sua residenza Kalakuta Republic, la Repubblica indipendente di Kalakuta, che venne fortificata e cominciò ad organizzarsi in senso autocratico, con al suo interno una zona dedicata alle capre e alle pecore, una clinica gestita da suo fratello Beko, una sala prove e uno studio di registrazione.

Nonostante la dichiarazione di indipendenza fosse ovviamente soltanto una provocazione, in un periodo in cui il ricordo della guerra del Biafra era ancora fresco e l’unità nazionale era un valore intoccabile essa costituì un vero e proprio affronto per il potere costituito, che reagì duramente. Con il pretesto che Fela avrebbe rapito alcune ragazze minorenni, il 23 novembre del 1974 sessanta poliziotti in tenuta anti-sommossa fecero irruzione a Kalakuta. Nonostante il rifiuto delle ragazze a cooperare, armati di asce e gas lacrimogeni i poliziotti misero a soqquadro la comune e brutalizzarono gli occupanti, incluso Fela, che fu ricoverato all’ospedale universitario di Lagos per 17 giorni.

La brutalità dell’attacco fu tale da provocare l’indignazione, tra gli altri, degli studenti dell’Università di Ife, dell’Unione dei Musicisti Nigeriani e persino del quotidiano filo-governativo Daily Times. Ma al suo ritorno Fela decise di rispondere anche in quell’occasione con la sua unica arma, la musica, che divenne da allora in poi ancora più tagliente. Music is the Weapon.


Brani:

Shakara



1. Lady
2. Shakara

Roforofo Fight



1. Roforofo fight
2. Go slow
3. Question Jam Answer
4. Trouble Sleep Yanga Wake AM

Gentleman



1. Gentleman
2. Fefe Naa Efe
3. Igbe

Alagbon Close



1. Alagbon Close
2. I No Get Eye For Black

Expensive Shit



1. Expensive Shit
2. Water No Get Enemy

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