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Salif Keita a Roma

Artista/Gruppo:Keita Salif
Titolo: Salif Keita - Parte 4 - Le grandi collaborazioni
Etichetta:
Sito: http://salifkeita.artistes.universalmusic.fr/
Recensore:Giulio Mario Rampelli
Recensito il: 01/01/2007
Copyright: Giulio Mario Rampelli per Music on Tnt

Gli anni ’90 rappresentarono per Salif Keita un periodo straordinariamente fertile, che lo consacrò definitivamente come uno degli artisti più importanti del panorama musicale africano. Ciò avvenne soprattutto grazie a progetti realizzati in collaborazione con artisti internazionali di grandissimo spessore.

Le grandi collaborazioni

Il 1991 fu l’anno in cui uscì Amen, disco prodotto nientemeno che da Joe Zawinul, ex leader, fondatore e tastierista dei.Weather Report, gruppo icona del Jazz Rock e precursore delle ibridazioni della World Music.

Amen (1991, Mango / Island, CIDM 1073, 848 793-2)

Yele n Na
Waraya
Tono
Kuma
Nyanafin
Karifa
N B’I Fe
Lony

Accanto a Zawinul, che di Amen non è solo il produttore, ma anche l’arrangiatore e uno dei musicisti, a testimoniare quanto egli stimasse Salif Keita come artista e credesse in questo album, sono presenti altri ospiti illustri: il sassofonista Wayne Shorter, anch’egli proveniente come Zawinul dalla schiera dei giovani collaboratori di Miles Davis e cofondatore dei Weather Report, il chitarrista Carlos Santana, il percussionista Bill Summers.

L’organico di Amen si completa con altri musicisti di grande valore, come il cameroonense Etienne M’Bappe e l’ivoriano Paco Sery, rispettivamente al basso e alla batteria, Souleymane Doumbia alle percussioni, Keletigui Diabate, uno dei padri della moderna musica mandengue, al balafon, Cheick Tidiane Seck alle tastiere e, commovente ritorno dopo una lunga separazione, Manfila Kante alla chitarra. Naturalmente troviamo anche una sezione di fiati e il coro, tra cui ancora Djanka Diabate, Djene Doumbouya, Assitan Dembele, Nayanka Bell e Assitan Keita.

In Amen le pastoie elettroniche degli anni ’80 si stemperano gradualmente in sonorità Jazz e Jazz-Rock, alle quali soprattutto Zawinul e Shorter donano pennellate di classe e raffinatezza senza pari. Ancora una volta la dominante della musica è dovuta alla voce e alla personalità di Salif Keita, che è l’autore unico di tutti i brani del disco.

Più di uno i brani da ricordare: Tono, Lony, straordinaria ballata in cui la performance vocale di Salif è accompagnata dalla chitarra di Manfila Kante, e Kuma, il mio preferito, in cui la voce di Keita si intreccia con più linee del coro, mentre Zawinul e Shorter fanno volare in alto la musica di accompagnamento. Purtroppo in qualche altro brano l’elettronica è ancora troppo presente, ed è per questo che anche Amen, ascoltato oggi, appare invecchiato

Resta il fatto che Amen fu un disco importante, che accrebbe ulteriormente la fama e il rispetto per Salif Keita tra artisti e critici di tutto il mondo. Due ani dopo, nel 1993, Il principe albino lavorò assieme al tastierista e compositore inglese Steve Hillage alla colonna sonora di un film francese che parlava di Soundjata Keita. Steve Hiilage fu uno degli oscuri protagonisti della scena rock psichedelica di Canterbury durante gli anni ’70, avendo lavorato sia da solo che con i Gong di Daevid Allen. La colonna sonora del film, intitolato L’Enfant Lion, da uno degli appellativi di Soundjata Keita, è un disco bello quanto introvabile.

L’Enfant Lion (1993, Mango / Island)

Pama
Elephants 1
Djembe
Jealousy
Cherie
Bees 1
Elephants 2
Kesao
Forge
Dalimansa
Manding
Bees 2
Donsolou
Ignadjidje

Pubblicato anche in Mali come cassetta, anche se con una scaletta di brani un po’ diversa, L’Enfant Lion rappresentò una delle prime iniziative di Salif Keita contro le discriminazioni nei confronti degli albini in Africa. La cassetta si intitola Sirga, prodotta dall’organizzazione chiamata dallo stesso Keita SOS Albino.

Questo disco, così poco conosciuto, contiene alcuni tra i momenti più belli dell’intera produzione di Salif Keita. Per fortuna alcuni brani dell’Enfant Lion furono inseriti in una bella raccolta uscita l’anno successivo sempre per la Mango, dal titolo The Mansa of Mali … A Retrospective. Tra questi Ignadjidje, cantato da Salif Keita e il suo coro e suonato da musicisti europei, con tanto di archi e tastiere elettroniche, Djembe e Dalimansa, che sono brani dal sapore fortemente tradizionale suonati e arrangiati esclusivamente con strumenti acustici, due rare perle di straordinaria intensità.

The Mansa of Mali … A Retrospective (1994, Mango / Island, 162-539 937-2)

Sina (Soro, 1987)
Mandjou (Mandjou, 1979)
Nyanafin (Amen, 1991)
Ignadjidje (L’Enfant Lion, 1993)
Nou pas bouger (Ko-Yan, 1989)
Djembe (L’Enfant Lion, 1993)
Souareba (Soro, 1987)
Tenin (Ko-Yan, 1989)
Sanni kegniba (Soro, 1987)
Dalimansa (L’Enfant Lion, 1993)

Nonostante sia solo una raccolta, The Mansa of Mali può essere un disco interessante per chiunque voglia scoprire oggi Salif Keita senza dover acquistare tutti i suoi vecchi dischi, sia perché contiene i brani de L’Enfant Lion, tra i più belli di quelli registrati durante gli anni ’90, sia perché contiene lo storico successo Mandjou, inciso da Les Ambassadeurs Internatioaux ad Abidjan.

Nel 1994 Salif Keita registrò Sosie, un disco di canzoni francesi d’autore. La Mango non volle pubblicarlo perché troppo lontano dallo stile che gli era proprio, così Salif si appoggiò ad una piccola etichetta danese.

Sosie (1994, MSS, DKMS 96001)

Noir et Blanc
Chater pour ceux
Pars
Ignadjidje
Avec le temps
Le lac majeur
Je suis venu te dire le sud
La valise des lilas
Tanganika

In effetti Sosie rappresenta un episodio minore nell’ambito della carriera di Salif Keita, mentre il successivo, intitolato suggestivamente Folon – The Past e che uscì appena un anno dopo Sosie, è un album bellissimo, uno dei miei preferiti, e anche di mia moglie.

Folon è il frutto dell’incontro di Salif Keita con Wally Badarou, figlio di un diplomatico del Benin che viveva a Parigi.. Badarou era un tastierista d’avanguardia che, oltre alla sua carriera solista, aveva suonato in passato con Joe Cocker, Herbie Hancock, Grace Jones, Black Uhuru e Level 42. Dopo Rikyel, Breant e Zawinul, ecco di nuovo un progetto fondato sull’incontro con un tastierista. Folon però, come dice lo stesso titolo, è anche un ritorno al passato. Lo si vede dai musicisti che vi partecipano, dalle canzoni e dalla musica.

Tra i musicisti, oltre ai soliti Ousmane Kouyate, Cheick Tediane Seck, Souleymane Doumbia e Sidney Thiam, Nayanka Bell e Djanka Diabate, collaborano al nuovo album altri musicisti africani di talento, come Djeli Moussa Kouyate alla chitarra, i grandi Lamine Kouyate al balafon e Moriba Koita allo n’goni, Mokthar Samba alla batteria e N’Doumbe Djengue al basso. Inoltre ritroviamo Jean-Philippe Rykiel, l’arrangiatore di Soro, alle tastiere, accanto allo stesso Wally Badarou. Infine la solita sezione di fiati. La schiera di djeli mandengue è aumentata considerevolmente rispetto al passato.

In Folon l’elettronica è ancora presente, ma stavolta in modo discreto ed equilibrato. Piuttosto, il sound è elettrico e piacevolmente antiquato, con richiami nostalgici fatti di organi hammond e chitarre distorte, come a ricordare le sonorità care agli Ambassadeurs degli anni ’70.

Folon … The Past (1995, Mango / Island, CIDM 1108 /524 149-2)

Tekere
Mandjou
Africa
Nyanyama
Mandela
Sumun
Seydou
Dakan-fe
Folon

Molti sono i pezzi da ricordare. Tekere è un brano dance in stile vecchia orchestra da ballo guineana, tra i più ballabili dell’intero repertorio di Keita. Nyanyama e una lenta ballata suggestiva dalla melodia e dai cori bellissimi, in cui la voce del grande cantante è particolarmente intensa e penetrante. Mandela è scritto in onore del presidente del Sud Africa, Dakan-fe è un reggae mandengue, mentre Folon è un pezzo d’atmosfera pieno di poesia. Naturalmente, una menzione particolare va alla nuova versione di Mandjou, il brano più celebre degli Ambassadeurs scritto in onore del primo presidente di Guinea Sekou Touré. Il brano è lungo oltre 10 minuti, è nostalgico ma nient’affatto anacronistico. I lunghi soli di sassofono e chitarra potrebbero comparire in una antologia di musica mandengue così come di rock psichedelico anni ‘70. Il coro è sempre splendido, e la voce di Salif è potente e cristallina.

Per finire, la copertina di Folon, la fotografia virata in marrone di una sua cugina, giovane e anch’essa albina, dolce e splendida, è la più bella tra tutte quelle precedenti e anche successive.

Dopo Folon, Salif Keita non pubblicherà dischi per quattro anni. In quel periodo fonderà un proprio studio di registrazione a Bamako, il Wanda, nel quale comincerà a produrre e sostenere giovani artisti maliani. I primi a beneficiare di Wanda Production furono Fantani Toure e, subito dopo, una giovane artista alle prime armi, il cui nome era Rokia Traore, che in seguito esplose come una delle più grandi rivelazioni della musica africana contemporanea.

Nel 1999 uscì Papa, un disco shock dedicato ai suoi undici figli e a suo padre, morto nel 1995. Papa, al quale Salif Keita aveva lavorato per due anni, costituì l’ultimo degli esperimenti prima di tornare a casa. L’album, registrato in tre sessioni a Bamako, New York e Parigi, è il frutto della collaborazione con Vernon Reid, chitarrista e anima scura del gruppo nero-americano dei Living Colour e autore di numerosi progetti sperimentali di grande valore. Oltre a Vernon Reid partecipano all’album la modella e cantante americana Grace Jones, il tastierista newyorkese John Medesky e il virtuoso dell’arpa mandengue a 21 corde, la kora, Toumani Diabate.

Papa (1999, EMI / Blue Note)

Bolon
Mama
Ananamin (It's been so long)
Sada
Tolon wilile (The party is on)
Tomorrow (Sadio)
Abede
Papa
Together (Gnokon fe)

Papa è un disco dall’anima scura e profondamente rock, moderno e di grande valore artistico. Rispetto alla scena rock di fine secolo, che, tranne per alcune eccezioni, appariva un pò stanca e a corto di idee, il lavoro di Salif Keita e Vernon Reid suona come una novità: una ibridazione tra rock e sonorità west-africane ai massimi livelli, in cui la splendida voce di Salif Keita, svettante sulle atmosfere acide tipiche della scena newyorkese, mostra la sua incredibile versatilità tingendosi di tutte le sfumature del grigio e del nero. Tuttavia, è un disco talmente diverso dai precedenti da non essere digerito con facilità dai fans del principe albino. Ci vuole più di un ascolto per apprezzarlo veramente.

Salif Keita registrerà, prima della fine del millennio, ancora un brano. Si tratta di Ntoman, con gli Africando di Boncana Maiga, un gruppo di artisti africani che suonano musica salsa. Il brano sarà inserito nel nuovo disco degli Africando che uscirà nel 2000, Mandali, il quale mette insieme, attorno alla musica salsa, star come Koffi Olomide, Lokua Kanza, Thione Seck, Gnonnas Pedro, Sekouba Bambino e altri.

Salif Keita ha oramai superato la soglia dei 50 anni ed è un artista venerato in Africa e in tutto il mondo, anche se discusso in patria, dove i suoi esperimenti musicali parigini e americani sono stati visti a volte, da alcuni tra i djeli, come veri e propri sconfinamenti e attentati alla tradizione. Del resto, per Salif Keita il rapporto con la sua terra è sempre stato conflittuale, diviso tra il rispetto che si deve a un nobile e il disprezzo con cui è trattato un albino.

Comunque sia, in quegli anni il desiderio di ritornare a casa stava divenendo sempre più forte. Anche in Papa, nonostante fosse stato registrato in tre continenti, sono presenti numerose fotografie di Salif Keita che torna tra la sua gente e partecipa alle attività della vita di villaggio, come pestare la farina e giocare a scacchi. Più di tante supposizioni, quelle fotografie sono lo specchio di un desiderio, di una spinta esistenziale che si concretizzerà negli anni successivi.

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