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Recensore: Loris Gualdi
Editoriale del: 05/03/2012

Titolo: Non ho mai amato Lucio Dalla

Non ho mi amato Lucio Dalla, quindi quando il mio Editor mi ha chiesto se avevo intenzione di partecipare ad una libera raccolta di pensieri sulla morte improvvisa del cantautore, ho avuto qualche dubbio. Ho pensato subito che non era il caso di scrivere, perché ho sempre trovato questo tipo di cose difficile da gestire e da mantenere lontano dal pericoloso qualunquismo becero e banale; pertanto, ripensando a come il buon Lucio non avesse mai amato le passerelle e le celebrazioni, per alcuni istanti ho pensato di evitare questo viaggio nelle parole.

A convincermi del contrario sono invece stati i miei genitori che, involontariamente, mi hanno raccontato con i loro sguardi umidi lo shock emotivo della triste notizia. Quello sguardo stordito a freddo, in pochi istanti ha segnato incontrollatamente questo buio giorno di marzo, quando il servizio televisivo passato tra le loro lacrime ha segnato indelebilmente l'addio ad una persona che non conoscevano, ma che per molti, come per loro, ha davvero rappresento molto di più di ciò che si può pensare.


Il mondo raccontato da Lucio Dalla sarà infatti per sempre vivo nei ricordi dei suoi fan, attraverso mille storie che nel loro diluirsi hanno trasformano ognuno di noi in reali soggetti simili, come similari apparivano ieri i partecipanti del rito funebre nella chiesa di San Petronio. Ogni comune mortale accanto alle star di televisione, cinema e musica, come a pensare che strano sarebbe stato altrimenti. Lucio Dalla, avrebbe voluto così, dall'alto dei suoi 50 anni di carriera, durante i quali ha raccontato i suoi difficili inizi, il suo intuito e la sua genialità espressiva, giocando su di sé come attraverso un inseguirsi di strampalate dimensioni artistiche, che lo hanno visto alle prese con un cinema che non c'è più ed una musica in trasformazione. Un personaggio attento all'evolversi del mondo, creatore di ideali e stimoli sempre nuovi, tra cameo, pseudonimi e follie.

Ieri, tra quei 50.000 astanti, pur nei miei dubbi agnostici, credo che ci fosse anche lui, convinto che la sua arte possa vivere per sempre tra le note di quelle magiche canzoni che ci ha regalato in questi anni.

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