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Napoli, il mercato di via Bologna.



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Recensore: Giulio Mario Rampelli
Editoriale del: 01/12/2006

Titolo: Napoli, il mercato di via Bologna

Testo Giulio Mario Rampelli
Illustrazioni Maurizio Ribichini

Con l’alta velocità arrivare a Napoli da Roma sembra uno scherzo, un’ora e mezza che passa in un lampo se sei in compagnia di un amico. Usciti dalla Stazione Centrale il sole ci accoglie prima ancora del caffè. Forse è per il clima pazzo, ma Napoli a fine novembre sembra essersi fermata a metà autunno.

L’amico che mi accompagna è Maurizio, la cui figura magra e allampanata richiama i personaggi graffiati a china che partecipano alle sue storie a fumetti. Ci siamo trovati per caso, complici nella passione viva e un pò nevrotica per la musica dell’Africa, sia quella della Golden Era del post-colonialismo entusiasta che le cose più mature e ricercate, con una non celata predilizione per i suoni dell’Africa Occidentale degli antichi imperi e dei più recenti sogni svaniti.

La musica dell’Africa viaggia solo in parte lungo i canali dei circuiti ufficiali, e una volta esplorati a fondo i cataloghi di etichette internazionali come Buda, Label Bleu, Stern o World Circuit, composti di dischi dai booklet patinati e dal suono pulito e ricercato, quasi chimico, viene naturale rivolgere la curiosità a ciò che gli africani producono e ascoltano a casa loro, e così ti accorgi della loro indifferenza per l’alta fedeltà, per le note biografiche sugli interpreti e per la ricerca di sonorità acustiche e pulite. Io l’ho scoperto in Mali, Maurizio a Napoli, dove ha trovato una miniera nascosta tra le bancarelle del mercato di via Bologna, a due passi dalla Stazione Centrale di Piazza Garibaldi, nel quartiere San Lorenzo.




... con un tavolaccio tenuto da una corpulenta donna nigeriana...


I banchi del mercato di via Bologna sono disposti su tre file, al centro e ai lati. Si apre su via Firenzecon un tavolaccio tenuto da una corpulenta donna nigeriana, sul quale sono sparpagliati CD, DVD e VCD, per la maggior parte copie pirata di produzioni nigeriane e ghanesi. Maurizio suggerisce di non fermarsi e di completare il giro, per farsi un’idea. Ci addentriamo tra le bancarelle, dove accanto alla musica si vendono borse, scarpe, balsami cinesi, noci di kola e bastoncini per pulirsi i denti.

Dietro ai banchi della musica puoi trovare le nigeriane, rigorosamente donne, oppure i senegalesi, tutti maschi. Dalle nigeriane si trova la musica dell’Africa anglofona, il reggae giamaicano e il rap americano. I loro banchi sembrano più disordinati, le custodie buttate alla rinfusa rivelano soprattutto i nomi degli esponenti dell’highlife ghanese, del gospel sudafricano e delle star nigeriane di Benin City, che suonano il loro curioso cocktail di highlife e reggae. Niente musica Yoruba, dunque, ma è normale se si pensa che la quasi totalità dell’immigrazione nigeriana in Itala è di etnia Bini e viene dall’Edo State.





… li avevo già adocchiati sulle bancarelle di cassette nelle strade di Bamako, e non avrei mai immaginato di ritrovarli in Italia...


Sui banchi senegalesi si trova roba del Mali, Guinea, Costa d’Avorio, Cameroon e Congo, oltre che, naturalmente, mbalax senegalese. Alcuni di quei dischi li avevo già adocchiati sulle bancarelle di cassette nelle strade di Bamako, e non avrei mai immaginato di ritrovarli in Italia. La maggior parte sono DVD e VCD, raccolte di video-clip di infima qualità prodotti localmente a Lagos, Dakar, Bamako o Abidjan. Chi insegue il sogno di un’Africa autentica rimarrà sconcertato, nel vederli, di scoprire un’Africa che insegue il sogno euro-americano rappresentato dalle ville e dagli alberghi per occidentali, e persino dai jeans, dalle cravatte e dalle maglie da basket. Ma la musica e le danze sono autentiche, per noi lontani e piacevolmente indigesti.

Tranquilli, l’Africa esiste, anche se nelle produzioni pseudo-industriali come questi video può apparire nascosta oltre il muro che protegge la piscina e il prato all’inglese. Del resto a filmare l’Africa urbana delle strade fangose e delle fogne a cielo aperto si corre il rischio che la polizia locale sequestri cinepresa e materiale girato, istruiti – mi ha spiegato qualcuno – a far la loro parte nel gioco ipocrita di celare al mondo le immagini che provano la sconcertante corruzione dei loro governi predatori, i quali orientano il flusso del denaro derivante dalla vendita di materie prime e dagli aiuti internazionali in direzione di sparute elite locali.





... ma aspettando il proprio turno i CD te li fanno ascoltare volentieri...


Ma torniamo a Napoli, il senso di impotenza fa star male. I venditori africani sono tutti molto gentili e disponibili, basta sorridergli, e anche un pò divertiti nell’osservarci mentre frughiamo tra le cose più strane e sconosciute. All’inzio ci propongono i soliti nomi noti, Yossou N’Dour, Salif Keita e Ali Farka Toure, ma poi capiscono che siamo clienti insoliti per essere italiani, e ci offrono consigli. Accanto a noi altri africani cercano reggae, soukous e makossa, ma apettando il proprio turno i CD te li fanno ascoltare volentieri.





Dopo oltre un’ora passata al mercato usciamo con le tasche dei giacconi piene di titoli improbabili...


Dopo oltre un’ora passata al mercato usciamo con le tasche dei giacconi piene di titoli improbabili, come Fuji Gyration, Brenda, Paul Ede, Ohenhen & his Feelings, Mbalak Defar Ba Mou Baak, assieme a produzioni locali di artisti più conosciuti, come Aicha Kone, splendida voce ivoriana di origine mandengue, le star maliane Sona Tata e Oumou Sangare o la giovane senegalese Coumba Gawlo, già vincitrice del Kora Award tre anni fa. Abbiamo trovato anche due video prodotti a Napoli dalla fantomatica Sahel Production, registrazioni di una serata napoletana in onore del Burkina Faso, con ospiti le splendide voci di Sami Rama e Amity Meria, e una raccolta di video-clip dal titolo Burkina Feeling. Chissà, forse la Sahel Production ha già chiuso. Il loro sito web non esiste a al loro indirizzo corrisponde una porta di ferro sempre chiusa.





ci accoglie con un pò di diffidenza, che svanisce proporzionalmente alla crescita
della pila di CD che posiamo sul banco...




L’ultima tappa è nella parallela via Torino, dove qualcuno ci ha indicato una bottega senegalese che vende addirittura dischi originali. E lì che ci raggiunge Marcella, occhi verdi e lineamenti intensi, amica napoletana di Maurizio. Nel retrobottega il proprietario ha appena terminato lo zhur, la preghiera mussulmana di mezzogiorno, e ci accoglie con un pò di diffidenza, che svanisce proporzionalmente alla crescita della pila di CD che posiamo sul banco. Troviamo dischi rari, come l’intera produzione della vedette maliana Mah Kouyate n° 2, gli ultimi lavori di Sekouba Bambino, l’Orchestre National Instrumental du Mali, le produzioni senegalesi di Omar Pene e Fallou Dieng e persino qualche vecchio disco Syliphone ripubblicato in CD dalle francesi Syllart e Bolibana.

Mentre frugo mi capita tra le mani un documentario Bolibana sul primo presidente della Guinea indipendente Sekou Toure, colonna portante del sogno post-coloniale africano assieme al ghanese Kwame Nkrumah, al senegalese Leopold Senghor, al congolese Patrice Lumumba e a Julius Nyerere della Tanzania. Sekou Toure è un presunto discendente del legendario Samory Toure, eroe guineiano della resistenza ai francesi durante la seconda metà del XIX° secolo, le cui gesta furono celebrate dai Bembeya Jazz National nel famoso disco Regard sur le Passe. Costruito su lunghe interviste, il film è un raro documento storico girato nel periodo della ripresa delle relazioni diplomatiche con il generale De Gaulle, e nel quale è filmato, tra l’altro, l’incontro tra Sekou Toure e il dittatore cambogiano Pol Pot, gongolante nel descrivere le affinità di vedute tra i due paesi non-allineati.

E’ ora di pranzo, e il senso di sazietà per ciò che abbiamo acquistato e per quello che abbiamo rimandato alla prossima occasione lascia il posto all’impulso primordiale della fame. La giornata napoletana si conclude per me con una pizza, una birra, un caffè e mezza noce di kola, poi ancora una volata sull’alta velocità. A casa, mentre guardo e ascolto i preziosi tesori, ripenso a Napoli e a quando ritornerò in via Bologna. Presto, mi dico, molto presto.

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